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Fabio Andreazza - Ragioni Pratiche

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Fabio Andreazza

Articoli pubblicati da questo redattore (7)

  • Bourdieu et le travail

    21 ottobre 2016, in Recensioni [ pubblicato da Fabio Andreazza ]

    Capitale simbolico, movimenti sociali, ascesa e declino del salariato. Un volume collettivo su Bourdieu et le travail, a cura di Maxime Quijoux.

  • La nozione di “intermediario culturale” è stata introdotta da Pierre Bourdieu nella Distinzione. Studiando la società francese degli anni sessanta, egli aveva individuato un campo professionale in ascesa il cui compito consisteva nella divulgazione della cultura legittima. Una missione disperata, mancando ai suoi componenti l’«autorità statutaria» per portarla a compimento (Bourdieu 1979b, 333). Questi volenterosi erano, fondamentalmente, i critici e i giornalisti attivi nei mezzi di comunicazione di massa: stampa, radio e televisione. Bourdieu li definiva “nuovi” intermediari culturali per distinguerli dai tradizionali specialisti che svolgevano questo ruolo nelle sedi legittime (scuola e università), e li collegava alla piccola borghesia, reverente verso la cultura legittima ma incapace di padroneggiarla con la disinvoltura propria delle classi sociali dotate dell’habitus adeguato.

  • Seminario

    14 giugno 2016 in Segnalazioni [ pubblicato da Fabio Andreazza ]

    Seminario di storia economica e sociale (SEES) 2015 - 2016
    Gianluca Albergoni (Università di Pavia)
    Fare storia sociale della produzione culturale: esperienze e riflessioni
    MERCOLEDI’ 15 GIUGNO
    dalle ore 16:00 alle ore 19:00
    Istituto italiano per la storia moderna e contemporanea - via Caetani, 32 Roma

  • Cosa accomuna L’Atelier de l’artiste di Courbet e l’introduzione di Spivak alla traduzione inglese di De la grammatologie di Derrida? Le parole e le cose di Foucault, Le Mots di Sartre e le parole in libertà di Marinetti? Nelle storie letterarie, dell’arte o delle idee queste opere sono catalogate come seminali o esemplari di un “movimento” artistico o intellettuale – e, più precisamente, dei cinque “ismi” cui Anna Boschetti dedica i capitoli del suo ultimo libro: “realismo”, “futurismo”, “esistenzialismo”, “strutturalismo” e “postmodernismo”.

  • La nascita dell’era moderna è coincisa con l’affermarsi della centralità sociale ed antropologica del lavoro. Questa forma “speciale” della più ge-nerale attività umana ha, infatti, progressivamente acquisito nella defini-zione delle singole esperienze personali, un ruolo sempre più rilevante. Da un punto di vista economico, con lo sviluppo della società capitalistica, è la crescente razionalizzazione dei processi di produzione e il diffondersi del modello industriale di produzione che caratterizzano le forme sociali del lavoro, forme ambivalenti che permettono da un lato di aumentare pro-gressivamente ed enormemente la capacità di produzione della ricchezza ma dall’altro generano nuove e rilevanti questioni sociali, come la paupe-rizzazione crescente delle classi subalterne al capitale e l’intensificarsi del-le forme d’alienazione del lavoro.

  • Sebbene negli ultimi anni l’interesse verso Bourdieu sia cresciuto e si sia arricchito, la ricezione italiana di questo straordinario intellettuale è ancora segnata da molte lacune. Aspetti importanti dell’opera bourdieusiana sono rimasti pressoché inesplorati, quasi non fossero parte integrante di quello stesso corpus che per altri versi viene indagato e usato. Un esempio: il modo in cui (non) è stato recepito il contributo di Bourdieu alla comprensione – e allo smascheramento – delle forme di dominio simbolico che si annidano nelle istituzioni della politica e dello Stato. Ne è testimonianza la scarsa presenza di studi sul campo della politica e dello Stato che discutano il modello teorico bourdieusiano, ne usino l’apparato concettuale e adottino il suo sguardo dissacrante.

  • Passeron su Bourdieu

    5 maggio 2017, in Recensioni [ pubblicato da Fabio Andreazza ]

    In un libro di Jean-Claude Passeron la rottura con Pierre Bourdieu.