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Michele Sisto - Ragioni Pratiche

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Michele Sisto

Articoli pubblicati da questo redattore (17)

  • Sono opere d’arte, i videogames? Oggi pochi risponderebbero di sì; i più troverebbero inopportuno perfino chiederselo, e nel migliore dei casi avanzerebbero riserve e distinguo. È probabile che un giorno leggeremo storie di questa ennesima arte nelle quali Pacman avrà il posto che nei volumi di Gian Piero Brunetta ha La sortie des ouvriers de l’usine Lumière, ma oggi il suo status è ancora incerto. Lo stesso accadeva al cinematografo all’inizio del XX secolo: a lungo, dopo il battesimo parigino del 1895, è considerato un mezzo di intrattenimento, volgare e asservito all’industria, e il suo posto è nelle fiere, accanto al benjaminiano Kaiserpanorama, al baraccone del tiro al bersaglio e al casotto dell’indovina. Perché il cinema venga “identificato” come arte saranno necessari – parallelamente alla febbrile attività interna al campo cinematografico in via di costituzione ad opera di registi, cineasti, produttori, riviste specializzate, associazioni di cinefili, festival e premi – almeno tre decenni di trasfusioni di capitale simbolico dall’esterno, da campi dotati di più consolidata autonomia e legittimità, come quello teatrale, musicale o delle arti figurative, nonché dallo Stato e dalle sue istituzioni.

  • La cultura come strumento di libertà

    7 aprile 2013 in Appunti [ pubblicato da Michele Sisto ]

    Concepi[re] la cultura non come un patrimonio, cultura morta alla quale si rende l’omaggio obbligato di una pietà rituale, né come strumento di dominio e di distinzione, cultura bastione e Bastiglia, brandita contro i barbari, [...] bensì come strumento di libertà che presuppone la libertà, come modus operandi che consente il superamento permanente dell’opus operatum, della cultura cosa, e chiusa.
    (P. Bourdieu, Le regole dell’arte. Genesi e struttura del campo letterario, a cura di A. Boschetti, E. Bottaro, Milano, il Saggiatore, 2005, p. 428)

  • Il campo religioso

    7 aprile 2013 in Segnalazioni [ pubblicato da Michele Sisto ]

    Lo scorso ottobre è uscito Il campo religioso di Pierre Bourdieu (a cura di Roberto Alciati e Emiliano R. Urciuoli, con due esercizi, Torino, Academia University Press 2012, 234 p.) Il volume presenta la prima traduzione italiana di due importanti saggi pubblicati da Bourdieu nel 1971, Un’interpretazione della teoria della religione secondo Max Weber e Genesi e struttura del campo religioso. I curatori si sono poi confrontati con il concetto bourdeusiano di "campo religioso" applicandolo in due "esercizi" ad altrettanti testi della letteratura cristiana antica, la Passio Perpetuae et Felicitatis (Emiliano R. Urciuoli) e la Vita Melaniae (Roberto Alciati). Completano il volume, pubblicato nella collana di studi del Centro interdipartimentale di scienze religiose dell’ Università di Torino diretta da Claudio Gianotto, un’ampia introduzione di Roberto Alciati dedicata alla rivoluzione simbolica di Bourdieu e una postfazione di Enzo Pace sulla fortuna del sociologo francese nelle scienze religiose italiane. Il volume si può scaricare in pdf dal sito della casa editrice.

  • Quarant’anni di campo, a Torino

    9 settembre 2013 in Incontri [ pubblicato da Michele Sisto ]

    Ecco la locandina e il programma del seminario.
    Qui di seguito una breve presentazione.

    La comparsa del concetto di campo nell’elaborazione teorica di Pierre Bourdieu risale a poco più di quarant’anni fa: nel 1971 infatti appaiono due saggi dedicati al campo religioso, frutto di un confronto con la sociologia della religione di Max Weber. Nel 1992, con Le regole dell’arte, si giunge alla presentazione più completa e sistematica della teoria dei campi.
    Le tre sessioni del convegno intendono sottoporre a giudizio tale teoria, giustapponendo casi diversi e tentando una riflessione più generale e ambiziosa sulla presunta capacità generativa dei saperi accademicamente disciplinati.
    La prima sessione sarà dedicata alla discussione di ricerche che applicano il concetto di campo agli ambiti più diversi al fine di verificare se un’applicazione ragionata e critica del “metodo Bourdieu” determini conseguenze epistemologiche rilevanti per la comprensione degli oggetti indagati.
    La seconda sessione sarà invece volta a illustrare in che misura l’adozione del concetto di campo può contribuire al rinnovamento dei saperi, partendo anzitutto da una necessaria autoriflessività e risalendo alle origini dei paradigmi disciplinari entro cui ci muoviamo.
    La terza sessione sarà formata da una serie di “recensioni orali” di libri più o meno recenti che applicano o discutono il concetto di campo.

  • Produzione, riproduzione e distinzione
    Studiare il mondo sociale con (e dopo Bourdieu)
    a cura di Antonietta De Feo e Marco Pitzalis
    con scritti di Pierre Bourdieu e Loïe Wacquant
    Cagliari, CUEC, 2015, 240 p.

    Il libro è un’opera collettanea dedicata alla sociologia di Pierre Bourdieu, che prosegue l’esperienza italiana di riscoperta intellettuale dell’autore francese e del suo progetto scientifico. Il volume, traendo ispirazione dal convegno internazionale “Scienza e critica del mondo sociale: la lezione di Pierre Bourdieu” tenutosi a Cagliari il 6-7 giugno 2013, vuole contribuire alla riflessione sul sistema di concetti e di principi epistemologici che guida la ricerca bourdieusiana. Il file rouge, che unisce i contributi raccolti, è l’idea che la lezione sul metodo del sociologo d’oltralpe fornisca ancora gli strumenti per un’analisi insieme critica, teoricamente rigorosa, ed empiricamente fondata del mondo sociale contemporaneo.

  • Forse nessuno dei molti testi, sempre accuratamente rifiniti, pubblicati in vita da Pierre Bourdieu dà l’idea del suo modo di pensare e di lavorare quanto il volume postumo Manet. Une révolution symbolique (Seuil, pp. 782, euro 32) in cui è riunito ciò che rimane di una ricerca interrotta dalla morte: un manoscritto incompiuto e la trascrizione di due cicli di lezioni. Questo studio di caso, dedicato a ricostruire il processo attraverso cui la pittura francese è entrata nella modernità, mettendo in discussione il sistema accademico, era considerato da Bourdieu una delle sfide più importanti e difficili che avesse affrontato, come mostra la lunga e tormentata gestazione. L’aveva iniziato verso la metà degli anni Ottanta, poi, impegnato su altri fronti, l’aveva abbandonato. Ci era tornato in due corsi consecutivi al Collège de France (1998–1999 e 1999–2000), l’aveva nuovamente sospeso per dedicare l’ultimo anno alla sociologia della scienza, infine nell’autunno del 2001 aveva ripreso il vecchio manoscritto, deciso a rielaborarlo e a pubblicarlo. Non gli era stato ancora diagnosticato il male di cui sarebbe morto pochi mesi dopo. Preoccupazioni congiunturali avevano certamente contribuito a fargli riprendere questo lavoro. Ricordare quanto era stata difficile ed eroica l’emancipazione della pittura dal potere accademico e statale era un modo indiretto per difendere l’autonomia della cultura, in tutte le sue forme, dall’arte alla scienza, contro la «rivoluzione conservatrice» che secondo Bourdieu era in atto nella società francese.

  • "Quando Bourdieu descrive il campo universitario come omologo al campo del potere, con l’evidente opposizione tra la parte dominante e la parte dominata, e quando, con il metodo della prosopografia, con indici che rappresentano più o meno direttamente il capitale economico e culturale, classifica i docenti e la loro distribuzione nelle gerarchie disciplinari, si nota subito come, nelle statistiche, la presenza delle donne riporti percentuali bassissime, talvolta nulle, rispetto a quelle degli uomini (Bourdieu 1984/2013, p. 96)"

    Pubblichiamo l’anteprima di un saggio di Mirella Giannini in uscita nel volume Pierre Bourdieu, Il mondo dell’uomo, i campi del sapere, curato da Emanuela Susca per Orthotes Editrice.

  • Pierre Bourdieu e Roger Chartier, da rappresentanti della sociologia e della storia, si confrontano su come le due discipline cercano di conoscere e comprendere la nostra società. Nell’introduzione francese Chartier richiama le occasioni pubbliche di questo confronto e, durante le conversazioni, si fa spesso riferimento al dibattito scientifico che in Francia ha visto come protagonisti Bourdieu e gli storici. Un test per l’Italia, dove appare debolissimo il dibattito interdisciplinare tra sociologi e storici, nonostante, da un lato, la sociologia esperienziale colga l’attraversamento dei processi storici nelle vite individuali e, dall’altro, la storia sperimenti il rapporto tra macro e micro nell’approccio biografico. Per Bourdieu, «la separazione tra sociologia e storia è disastrosa e totalmente priva di giustificazione epistemologica: ogni sociologia deve essere storica e ogni storia sociologica».

  • Un libro da bruciare?

    25 novembre 2013, in Segnalazioni [ pubblicato da Michele Sisto ]

    [L’incipit di Homo academicus, Bari, Dedalo, 2013, pp. 35-45.]

    Se si prende come oggetto di studio un mondo sociale nel quale si è coinvolti, si è poi obbligati a confrontarsi, in una forma che si può definire drammatizzata, con alcuni problemi epistemologici fondamentali, legati alla questione della differenza tra conoscenza pratica e conoscenza scientifica e, nello specifico, alla particolare difficoltà sia di rompere con l’esperienza indigena sia di ricostruire poi la conoscenza che si ha proprio grazie a questa rottura. Si sa bene che ciò che costituisce un ostacolo alla conoscenza scientifica è tanto l’eccesso di prossimità quanto l’eccesso di distanza, e come sia difficile sanare la rottura e ristabilire questa relazione di prossimità che, a costo di lavorare a lungo non solo sull’oggetto ma anche sul soggetto della ricerca, consente di integrare tutto ciò che si può conoscere in quanto si è dentro e tutto ciò che non si può o non si vuole conoscere fintanto che si resta dentro.

  • Anne-Rachel Hermetet propone in questo libro (Pour sortir du chaos. Trois revues européennes des annés 20, Rennes, Presses universitaires de Rennes, coll. «Interférences», 2009, 258 p.) l’analisi comparata di tre riviste europee attive nel periodo che segue la prima guerra mondiale: La Nouvelle Revue française, La Ronda, The Criterion. Ciò che, secondo l’a., accomuna i principali redattori delle tre riviste e giustifica la comparazione, è la loro percezione che la guerra non abbia voluto dire solo morte, distruzione, ridefinizione dei confini, sconvolgimenti politici, come quello innescato dalla rivoluzione russa, ma abbia anche messo in luce una crisi di civiltà, una situazione di “caos”. [...] L’impresa tentata da Hermetet non era certo facile. Una maggiore vigilanza sulla costruzione del corpus, sugli strumenti concettuali e sul metodo le avrebbe permesso di andare al di là della descrizione sommaria e impressionistica, di situare queste esperienze, di darne un’idea più adeguata e di avanzare ipotesi capaci di spiegare la varietà degli orientamenti, la loro evoluzione, le esitazioni e le contraddizioni apparenti. Purtroppo il suo lavoro non dice nulla di nuovo sulle riviste prese in considerazione, sul loro ruolo nello spazio nazionale e sui rapporti tra loro. Al contrario ne dà un’immagine molto schematica e parziale, rispetto a quella che emerge dalle numerose analisi in circolazione. E non si può neppure considerare un contributo al dibattito in corso tra i comparatisti che hanno contribuito con le loro ricerche e con la loro riflessione a trasformare e ad arricchire le prospettive della storia letteraria.

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