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Michele Sisto - Ragioni Pratiche

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Michele Sisto

Articoli pubblicati da questo redattore (17)

  • Sono opere d’arte, i videogames? Oggi pochi risponderebbero di sì; i più troverebbero inopportuno perfino chiederselo, e nel migliore dei casi avanzerebbero riserve e distinguo. È probabile che un giorno leggeremo storie di questa ennesima arte nelle quali Pacman avrà il posto che nei volumi di Gian Piero Brunetta ha La sortie des ouvriers de l’usine Lumière, ma oggi il suo status è ancora incerto. Lo stesso accadeva al cinematografo all’inizio del XX secolo: a lungo, dopo il battesimo parigino del 1895, è considerato un mezzo di intrattenimento, volgare e asservito all’industria, e il suo posto è nelle fiere, accanto al benjaminiano Kaiserpanorama, al baraccone del tiro al bersaglio e al casotto dell’indovina. Perché il cinema venga “identificato” come arte saranno necessari – parallelamente alla febbrile attività interna al campo cinematografico in via di costituzione ad opera di registi, cineasti, produttori, riviste specializzate, associazioni di cinefili, festival e premi – almeno tre decenni di trasfusioni di capitale simbolico dall’esterno, da campi dotati di più consolidata autonomia e legittimità, come quello teatrale, musicale o delle arti figurative, nonché dallo Stato e dalle sue istituzioni.

  • In occasione dell’uscita italiana di Homo academicus (trad. di Antonietta De Feo, Bari, Dedalo, 376 p.) pubblichiamo un estratto del volume contente alcuni brani della prefazone di Mirella Giannini e della postfazione di Loïc Wacquant.

    "Bourdieu mostra che il campo dell’università, inteso come l’insieme delle relazioni oggettive che sussistono fra le varie posizioni e discipline nella distribuzione di queste specie di capitale, è il teatro di una lotta costante finalizzata ad alterare la sua stessa struttura. Potere accademico e prestigio intellettuale sono al contempo armi e poste in gioco nella guerra accademica di tutti contro tutti. E la posizione all’interno di tale struttura determina, attraverso la mediazione della loro selezione e dello specifico condizionamento, le strategie adottate da chi la occupa per imporre questo o quel principio di gerarchizzazione nell’ambito dello specifico universo" (Loïc Wacquant).

  • Pierre Bourdieu e Roger Chartier, da rappresentanti della sociologia e della storia, si confrontano su come le due discipline cercano di conoscere e comprendere la nostra società. Nell’introduzione francese Chartier richiama le occasioni pubbliche di questo confronto e, durante le conversazioni, si fa spesso riferimento al dibattito scientifico che in Francia ha visto come protagonisti Bourdieu e gli storici. Un test per l’Italia, dove appare debolissimo il dibattito interdisciplinare tra sociologi e storici, nonostante, da un lato, la sociologia esperienziale colga l’attraversamento dei processi storici nelle vite individuali e, dall’altro, la storia sperimenti il rapporto tra macro e micro nell’approccio biografico. Per Bourdieu, «la separazione tra sociologia e storia è disastrosa e totalmente priva di giustificazione epistemologica: ogni sociologia deve essere storica e ogni storia sociologica».

  • La cultura come strumento di libertà

    7 aprile 2013 in Appunti [ pubblicato da Michele Sisto ]

    Concepi[re] la cultura non come un patrimonio, cultura morta alla quale si rende l’omaggio obbligato di una pietà rituale, né come strumento di dominio e di distinzione, cultura bastione e Bastiglia, brandita contro i barbari, [...] bensì come strumento di libertà che presuppone la libertà, come modus operandi che consente il superamento permanente dell’opus operatum, della cultura cosa, e chiusa.
    (P. Bourdieu, Le regole dell’arte. Genesi e struttura del campo letterario, a cura di A. Boschetti, E. Bottaro, Milano, il Saggiatore, 2005, p. 428)

  • La ricezione italiana di autori come Uwe Johnson, Günter Grass, H. M. Enzensberger e Peter Weiss negli anni Sessanta passa attraverso il conflitto tra due divergenti visioni della letteratura, di cui sono rispettivamente portatrici le case editrici Einaudi e Feltrinelli. Pur occupando posizioni assai prossime nel campo editoriale e muovendosi entrambe all’interno di un orizzonte culturale marxista, l’Einaudi, fondata nel 1933, subisce la concorrenza della più giovane Feltrinelli (1955), che al paradigma della letteratura antifascista e neorealista oppone la sperimentazione avanguardistica del Gruppo 63. Analogamente i germanisti in forza nelle due case, Cesare Cases (classe 1920) ed Enrico Filippini (1934), selezionano all’interno della produzione letteraria di lingua tedesca gli autori e le opere più adatte a corroborare le rispettive linee editoriali, ovvero la loro visione del mondo e della letteratura.

  • Il campo religioso

    7 aprile 2013 in Segnalazioni [ pubblicato da Michele Sisto ]

    Lo scorso ottobre è uscito Il campo religioso di Pierre Bourdieu (a cura di Roberto Alciati e Emiliano R. Urciuoli, con due esercizi, Torino, Academia University Press 2012, 234 p.) Il volume presenta la prima traduzione italiana di due importanti saggi pubblicati da Bourdieu nel 1971, Un’interpretazione della teoria della religione secondo Max Weber e Genesi e struttura del campo religioso. I curatori si sono poi confrontati con il concetto bourdeusiano di "campo religioso" applicandolo in due "esercizi" ad altrettanti testi della letteratura cristiana antica, la Passio Perpetuae et Felicitatis (Emiliano R. Urciuoli) e la Vita Melaniae (Roberto Alciati). Completano il volume, pubblicato nella collana di studi del Centro interdipartimentale di scienze religiose dell’ Università di Torino diretta da Claudio Gianotto, un’ampia introduzione di Roberto Alciati dedicata alla rivoluzione simbolica di Bourdieu e una postfazione di Enzo Pace sulla fortuna del sociologo francese nelle scienze religiose italiane. Il volume si può scaricare in pdf dal sito della casa editrice.

  • La miseria del mondo, a Firenze

    10 dicembre 2015 in Segnalazioni [ pubblicato da Michele Sisto ]

    Giovedì 10 dicembre 2015 viene presentata a Firenze l’edizione italiana della Miseria del mondo. Scarica la locandina.

  • Produzione, riproduzione e distinzione
    Studiare il mondo sociale con (e dopo Bourdieu)
    a cura di Antonietta De Feo e Marco Pitzalis
    con scritti di Pierre Bourdieu e Loïe Wacquant
    Cagliari, CUEC, 2015, 240 p.

    Il libro è un’opera collettanea dedicata alla sociologia di Pierre Bourdieu, che prosegue l’esperienza italiana di riscoperta intellettuale dell’autore francese e del suo progetto scientifico. Il volume, traendo ispirazione dal convegno internazionale “Scienza e critica del mondo sociale: la lezione di Pierre Bourdieu” tenutosi a Cagliari il 6-7 giugno 2013, vuole contribuire alla riflessione sul sistema di concetti e di principi epistemologici che guida la ricerca bourdieusiana. Il file rouge, che unisce i contributi raccolti, è l’idea che la lezione sul metodo del sociologo d’oltralpe fornisca ancora gli strumenti per un’analisi insieme critica, teoricamente rigorosa, ed empiricamente fondata del mondo sociale contemporaneo.

  • Con un titolo tratto dalla preghiera introduttiva di Se questo è un uomo appare in un’ottima traduzione lo studio appassionante che l’italianista inglese Robert S.C. Gordon ha dedicato alla memoria e alla rielaborazione dell’Olocausto nella cultura italiana. A partire dagli anni Ottanta, da quando, cioè, l’Olocausto o meglio, la Shoah secondo la dizione invalsa nel nostro Paese, ha assunto una posizione centrale nella sfera pubblica, la ricerca sulla deportazione ebraica si è intensificata e approfondita, articolandosi in studi dedicati ad aspetti specifici, a episodi singoli, oltre che alle risposte fornite in ambito artistico-letterario a quell’immane evento. Mancava, tuttavia, un’indagine globale che passasse in rassegna questi lavori e che, secondo le parole di Gordon, li inserisse „nel più vasto ambito di risposte che li ha generati e plasmati“. L’esplicito punto di riferimento metodologico è Pierre Bourdieu con la sua fortunata nozione di „campo culturale“.

  • Anne-Rachel Hermetet propone in questo libro (Pour sortir du chaos. Trois revues européennes des annés 20, Rennes, Presses universitaires de Rennes, coll. «Interférences», 2009, 258 p.) l’analisi comparata di tre riviste europee attive nel periodo che segue la prima guerra mondiale: La Nouvelle Revue française, La Ronda, The Criterion. Ciò che, secondo l’a., accomuna i principali redattori delle tre riviste e giustifica la comparazione, è la loro percezione che la guerra non abbia voluto dire solo morte, distruzione, ridefinizione dei confini, sconvolgimenti politici, come quello innescato dalla rivoluzione russa, ma abbia anche messo in luce una crisi di civiltà, una situazione di “caos”. [...] L’impresa tentata da Hermetet non era certo facile. Una maggiore vigilanza sulla costruzione del corpus, sugli strumenti concettuali e sul metodo le avrebbe permesso di andare al di là della descrizione sommaria e impressionistica, di situare queste esperienze, di darne un’idea più adeguata e di avanzare ipotesi capaci di spiegare la varietà degli orientamenti, la loro evoluzione, le esitazioni e le contraddizioni apparenti. Purtroppo il suo lavoro non dice nulla di nuovo sulle riviste prese in considerazione, sul loro ruolo nello spazio nazionale e sui rapporti tra loro. Al contrario ne dà un’immagine molto schematica e parziale, rispetto a quella che emerge dalle numerose analisi in circolazione. E non si può neppure considerare un contributo al dibattito in corso tra i comparatisti che hanno contribuito con le loro ricerche e con la loro riflessione a trasformare e ad arricchire le prospettive della storia letteraria.

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