Ragioni Pratiche

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Articoli più recenti

  • Homo academicus in traduzione italiana

    8 novembre 2013, pubblicato da Michele Sisto

    In occasione dell’uscita italiana di Homo academicus (trad. di Antonietta De Feo, Bari, Dedalo, 376 p.) pubblichiamo un estratto del volume contente alcuni brani della prefazone di Mirella Giannini e della postfazione di Loïc Wacquant.

    "Bourdieu mostra che il campo dell’università, inteso come l’insieme delle relazioni oggettive che sussistono fra le varie posizioni e discipline nella distribuzione di queste specie di capitale, è il teatro di una lotta costante finalizzata ad alterare la sua stessa struttura. Potere accademico e prestigio intellettuale sono al contempo armi e poste in gioco nella guerra accademica di tutti contro tutti. E la posizione all’interno di tale struttura determina, attraverso la mediazione della loro selezione e dello specifico condizionamento, le strategie adottate da chi la occupa per imporre questo o quel principio di gerarchizzazione nell’ambito dello specifico universo" (Loïc Wacquant).

  • Quarant’anni di campo, a Torino

    9 settembre 2013, pubblicato da Michele Sisto

    Ecco la locandina e il programma del seminario.
    Qui di seguito una breve presentazione.

    La comparsa del concetto di campo nell’elaborazione teorica di Pierre Bourdieu risale a poco più di quarant’anni fa: nel 1971 infatti appaiono due saggi dedicati al campo religioso, frutto di un confronto con la sociologia della religione di Max Weber. Nel 1992, con Le regole dell’arte, si giunge alla presentazione più completa e sistematica della teoria dei campi.
    Le tre sessioni del convegno intendono sottoporre a giudizio tale teoria, giustapponendo casi diversi e tentando una riflessione più generale e ambiziosa sulla presunta capacità generativa dei saperi accademicamente disciplinati.
    La prima sessione sarà dedicata alla discussione di ricerche che applicano il concetto di campo agli ambiti più diversi al fine di verificare se un’applicazione ragionata e critica del “metodo Bourdieu” determini conseguenze epistemologiche rilevanti per la comprensione degli oggetti indagati.
    La seconda sessione sarà invece volta a illustrare in che misura l’adozione del concetto di campo può contribuire al rinnovamento dei saperi, partendo anzitutto da una necessaria autoriflessività e risalendo alle origini dei paradigmi disciplinari entro cui ci muoviamo.
    La terza sessione sarà formata da una serie di “recensioni orali” di libri più o meno recenti che applicano o discutono il concetto di campo.

  • Quarant’anni di campo

    5 giugno 2013, pubblicato da Michele Sisto

    Il seminario Quarant’anni di campo: il nuovo spirito scientifico di Pierre Bourdieu si propone di riflettere sugli effetti che l’uso di questo concetto ha prodotto e può produrre nella ricerca scientifica, in particolare quella cosiddetta “umanistica”.

    Luogo e data
    Università di Torino, Biblioteca “Erik Peterson”
    3-4 ottobre 2013

    Comitato organizzatore
    Roberto ALCIATI (Univ. di Torino)
    Michele SISTO (Ist. Italiano di Studi Germanici di Roma)
    Emiliano R. URCIUOLI (Fondaz. San Carlo di Modena)

    La scadenza per l’invio delle proposte è il 15 luglio 2013.

  • «Tôrdre le bâton dans l’autre sens». Pierre Bourdieu e la sua lettura di Pascal

    24 maggio 2013, pubblicato da Michele Sisto

    Nel suo procedere Bourdieu ha operato spesso con lo scopo esplicito di affermare la propria identità di sociologo in contrasto esplicito e polemico con la tradizione filosofica di cui pur era figlio. E nella quarta di copertina della sua opera dedicata a Pascal, Méditations pascaliennes, si definisce, certo non casualmente, «anthropologue, sociologue, professeur au Collége de France» , negando così (o omettendo) la propria appartenenza alla corporazione dei filosofi e al campo disciplinare della filosofia. Solo in quanto sociologo e antropologo si occupa dei suoi antenati filosofi (Pascal, Hume, Kant, Marx, Husserl, Bachelard, Wittgenstein, Austin, Dewey) e dei loro eredi, per trasformarli in oggetti di studio sociologico ed etnologico, come se fossero i cabili, i contadini algerini o i contadini celibi del Béarn, tutti soggetti a cui Bourdieu aveva già dedicato o avrebbe dedicato il suo lavoro di sociologo e antropologo. In realtà egli vuole sottoporre a una critica esplicita il campo degli studi filosofici, così come si presenta alla sua riflessione.

  • Il sociologo e lo storico

    26 aprile 2013, pubblicato da Michele Sisto

    Pierre Bourdieu e Roger Chartier, da rappresentanti della sociologia e della storia, si confrontano su come le due discipline cercano di conoscere e comprendere la nostra società. Nell’introduzione francese Chartier richiama le occasioni pubbliche di questo confronto e, durante le conversazioni, si fa spesso riferimento al dibattito scientifico che in Francia ha visto come protagonisti Bourdieu e gli storici. Un test per l’Italia, dove appare debolissimo il dibattito interdisciplinare tra sociologi e storici, nonostante, da un lato, la sociologia esperienziale colga l’attraversamento dei processi storici nelle vite individuali e, dall’altro, la storia sperimenti il rapporto tra macro e micro nell’approccio biografico. Per Bourdieu, «la separazione tra sociologia e storia è disastrosa e totalmente priva di giustificazione epistemologica: ogni sociologia deve essere storica e ogni storia sociologica».

  • Il campo religioso

    7 aprile 2013, pubblicato da Michele Sisto

    Lo scorso ottobre è uscito Il campo religioso di Pierre Bourdieu (a cura di Roberto Alciati e Emiliano R. Urciuoli, con due esercizi, Torino, Academia University Press 2012, 234 p.) Il volume presenta la prima traduzione italiana di due importanti saggi pubblicati da Bourdieu nel 1971, Un’interpretazione della teoria della religione secondo Max Weber e Genesi e struttura del campo religioso. I curatori si sono poi confrontati con il concetto bourdeusiano di "campo religioso" applicandolo in due "esercizi" ad altrettanti testi della letteratura cristiana antica, la Passio Perpetuae et Felicitatis (Emiliano R. Urciuoli) e la Vita Melaniae (Roberto Alciati). Completano il volume, pubblicato nella collana di studi del Centro interdipartimentale di scienze religiose dell’ Università di Torino diretta da Claudio Gianotto, un’ampia introduzione di Roberto Alciati dedicata alla rivoluzione simbolica di Bourdieu e una postfazione di Enzo Pace sulla fortuna del sociologo francese nelle scienze religiose italiane. Il volume si può scaricare in pdf dal sito della casa editrice.

  • Mutamenti nel campo letterario italiano 1956-1968

    7 aprile 2013, pubblicato da Michele Sisto

    La ricezione italiana di autori come Uwe Johnson, Günter Grass, H. M. Enzensberger e Peter Weiss negli anni Sessanta passa attraverso il conflitto tra due divergenti visioni della letteratura, di cui sono rispettivamente portatrici le case editrici Einaudi e Feltrinelli. Pur occupando posizioni assai prossime nel campo editoriale e muovendosi entrambe all’interno di un orizzonte culturale marxista, l’Einaudi, fondata nel 1933, subisce la concorrenza della più giovane Feltrinelli (1955), che al paradigma della letteratura antifascista e neorealista oppone la sperimentazione avanguardistica del Gruppo 63. Analogamente i germanisti in forza nelle due case, Cesare Cases (classe 1920) ed Enrico Filippini (1934), selezionano all’interno della produzione letteraria di lingua tedesca gli autori e le opere più adatte a corroborare le rispettive linee editoriali, ovvero la loro visione del mondo e della letteratura.

  • La cultura come strumento di libertà

    7 aprile 2013, pubblicato da Michele Sisto

    Concepi[re] la cultura non come un patrimonio, cultura morta alla quale si rende l’omaggio obbligato di una pietà rituale, né come strumento di dominio e di distinzione, cultura bastione e Bastiglia, brandita contro i barbari, [...] bensì come strumento di libertà che presuppone la libertà, come modus operandi che consente il superamento permanente dell’opus operatum, della cultura cosa, e chiusa.
    (P. Bourdieu, Le regole dell’arte. Genesi e struttura del campo letterario, a cura di A. Boschetti, E. Bottaro, Milano, il Saggiatore, 2005, p. 428)

  • Tra Primo Levi e Pierre Bourdieu

    7 aprile 2013, pubblicato da Michele Sisto

    Con un titolo tratto dalla preghiera introduttiva di Se questo è un uomo appare in un’ottima traduzione lo studio appassionante che l’italianista inglese Robert S.C. Gordon ha dedicato alla memoria e alla rielaborazione dell’Olocausto nella cultura italiana. A partire dagli anni Ottanta, da quando, cioè, l’Olocausto o meglio, la Shoah secondo la dizione invalsa nel nostro Paese, ha assunto una posizione centrale nella sfera pubblica, la ricerca sulla deportazione ebraica si è intensificata e approfondita, articolandosi in studi dedicati ad aspetti specifici, a episodi singoli, oltre che alle risposte fornite in ambito artistico-letterario a quell’immane evento. Mancava, tuttavia, un’indagine globale che passasse in rassegna questi lavori e che, secondo le parole di Gordon, li inserisse „nel più vasto ambito di risposte che li ha generati e plasmati“. L’esplicito punto di riferimento metodologico è Pierre Bourdieu con la sua fortunata nozione di „campo culturale“.

  • I campi artistici

    18 novembre 2012, pubblicato da Emanuele Bottaro

    Università degli Studi di Bergamo
    Sala Riunioni - ex Casa dell’Arciprete
    Via G. Donizetti, 3 - Bergamo

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