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Pierre Bourdieu - Ragioni Pratiche

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Pierre Bourdieu

Articoli

  • Produzione, riproduzione e distinzione
    Studiare il mondo sociale con (e dopo Bourdieu)
    a cura di Antonietta De Feo e Marco Pitzalis
    con scritti di Pierre Bourdieu e Loïe Wacquant
    Cagliari, CUEC, 2015, 240 p.

    Il libro è un’opera collettanea dedicata alla sociologia di Pierre Bourdieu, che prosegue l’esperienza italiana di riscoperta intellettuale dell’autore francese e del suo progetto scientifico. Il volume, traendo ispirazione dal convegno internazionale “Scienza e critica del mondo sociale: la lezione di Pierre Bourdieu” tenutosi a Cagliari il 6-7 giugno 2013, vuole contribuire alla riflessione sul sistema di concetti e di principi epistemologici che guida la ricerca bourdieusiana. Il file rouge, che unisce i contributi raccolti, è l’idea che la lezione sul metodo del sociologo d’oltralpe fornisca ancora gli strumenti per un’analisi insieme critica, teoricamente rigorosa, ed empiricamente fondata del mondo sociale contemporaneo.

  • Sebbene negli ultimi anni l’interesse verso Bourdieu sia cresciuto e si sia arricchito, la ricezione italiana di questo straordinario intellettuale è ancora segnata da molte lacune. Aspetti importanti dell’opera bourdieusiana sono rimasti pressoché inesplorati, quasi non fossero parte integrante di quello stesso corpus che per altri versi viene indagato e usato. Un esempio: il modo in cui (non) è stato recepito il contributo di Bourdieu alla comprensione – e allo smascheramento – delle forme di dominio simbolico che si annidano nelle istituzioni della politica e dello Stato. Ne è testimonianza la scarsa presenza di studi sul campo della politica e dello Stato che discutano il modello teorico bourdieusiano, ne usino l’apparato concettuale e adottino il suo sguardo dissacrante.

  • Soltanto in alcuni brevi ma densi saggi, scritti nella seconda metà degli anni Ottanta e tuttora inediti in Italia, Pierre Bourdieu ha compiuto un’incursione diretta nel mondo del diritto; tuttavia non è esagerato affermare che le analisi dell’habitus del giudice, del campo giuridico e del giudizio come enunciato magico-performativo, appaiono disseminate in tutta la sua opera. Qui si cercherà di illustrare la portata teorica e genealogica di tale disseminazione, tenendosi volutamente distanti (...)

  • Una delle calamità della scienza sociale è costituita da tutte quelle manifestazioni del pensiero dualista che si traducono in coppie di concetti antagonisti: interno / esterno, puro / impuro, normativo / positivo, assiologico / sociologico, comprensivo / esplicativo, Kelsen / Marx e ogni sorta di opposizione dello stesso tipo. Per esprimere subito le mie intenzioni, dirò che il mio lavoro, senza che si sia proposto di farlo, mi sembra abbia come effetto proprio il superamento di queste (...)

  • La nascita dell’era moderna è coincisa con l’affermarsi della centralità sociale ed antropologica del lavoro. Questa forma “speciale” della più ge-nerale attività umana ha, infatti, progressivamente acquisito nella defini-zione delle singole esperienze personali, un ruolo sempre più rilevante. Da un punto di vista economico, con lo sviluppo della società capitalistica, è la crescente razionalizzazione dei processi di produzione e il diffondersi del modello industriale di produzione che caratterizzano le forme sociali del lavoro, forme ambivalenti che permettono da un lato di aumentare pro-gressivamente ed enormemente la capacità di produzione della ricchezza ma dall’altro generano nuove e rilevanti questioni sociali, come la paupe-rizzazione crescente delle classi subalterne al capitale e l’intensificarsi del-le forme d’alienazione del lavoro.

  • Forse nessuno dei molti testi, sempre accuratamente rifiniti, pubblicati in vita da Pierre Bourdieu dà l’idea del suo modo di pensare e di lavorare quanto il volume postumo Manet. Une révolution symbolique (Seuil, pp. 782, euro 32) in cui è riunito ciò che rimane di una ricerca interrotta dalla morte: un manoscritto incompiuto e la trascrizione di due cicli di lezioni. Questo studio di caso, dedicato a ricostruire il processo attraverso cui la pittura francese è entrata nella modernità, mettendo in discussione il sistema accademico, era considerato da Bourdieu una delle sfide più importanti e difficili che avesse affrontato, come mostra la lunga e tormentata gestazione. L’aveva iniziato verso la metà degli anni Ottanta, poi, impegnato su altri fronti, l’aveva abbandonato. Ci era tornato in due corsi consecutivi al Collège de France (1998–1999 e 1999–2000), l’aveva nuovamente sospeso per dedicare l’ultimo anno alla sociologia della scienza, infine nell’autunno del 2001 aveva ripreso il vecchio manoscritto, deciso a rielaborarlo e a pubblicarlo. Non gli era stato ancora diagnosticato il male di cui sarebbe morto pochi mesi dopo. Preoccupazioni congiunturali avevano certamente contribuito a fargli riprendere questo lavoro. Ricordare quanto era stata difficile ed eroica l’emancipazione della pittura dal potere accademico e statale era un modo indiretto per difendere l’autonomia della cultura, in tutte le sue forme, dall’arte alla scienza, contro la «rivoluzione conservatrice» che secondo Bourdieu era in atto nella società francese.

  • "Quando Bourdieu descrive il campo universitario come omologo al campo del potere, con l’evidente opposizione tra la parte dominante e la parte dominata, e quando, con il metodo della prosopografia, con indici che rappresentano più o meno direttamente il capitale economico e culturale, classifica i docenti e la loro distribuzione nelle gerarchie disciplinari, si nota subito come, nelle statistiche, la presenza delle donne riporti percentuali bassissime, talvolta nulle, rispetto a quelle degli uomini (Bourdieu 1984/2013, p. 96)"

    Pubblichiamo l’anteprima di un saggio di Mirella Giannini in uscita nel volume Pierre Bourdieu, Il mondo dell’uomo, i campi del sapere, curato da Emanuela Susca per Orthotes Editrice.

  • Rispetto agli altri due concetti-chiave della sua sociologia (habitus e capitale), il campo, l’ultimo arrivato, è senz’altro quello che riproduce meglio il significato della massima di Pierre Bourdieu: «il reale è relazionale». La comparsa del concetto di campo nell’elaborazione teorica bourdieusiana data al 1971, anno di pubblicazione di due saggi sulla genesi e la strutturazione dei sistemi di credenza a partire dalla teoria della religione di Max Weber (ora tradotti in Pierre Bourdieu, Il campo religioso. Con due esercizi, a cura di R. Alciati, E.R. Urciuoli, Torino, aAccademia University Press, 2012). A quarant’anni da quell’esordio, grazie al sostegno di due recenti progetti di ricerca finanziati dal MIUR, l’uno dedicato alla storia delle religioni nell’antichità mediterranea (Polarizzazioni e/o coabitazioni religiose nel mondo antico, I-VI secolo d.C.), l’altro alla ricezione della letteratura tedesca in Italia (Storia e mappe digitali della letteratura tedesca in Italia nel Novecento: editoria, campo letterario, interferenza), studiosi delle più diverse discipline si sono dati appuntamento all’Università di Torino per discutere di “campi”, di genesi e di logiche, di relazioni e di effetti di “campo”, e riflettere sulla funzionalità analitica di questo specifico strumento concettuale.

  • Nel suo procedere Bourdieu ha operato spesso con lo scopo esplicito di affermare la propria identità di sociologo in contrasto esplicito e polemico con la tradizione filosofica di cui pur era figlio. E nella quarta di copertina della sua opera dedicata a Pascal, Méditations pascaliennes, si definisce, certo non casualmente, «anthropologue, sociologue, professeur au Collége de France» , negando così (o omettendo) la propria appartenenza alla corporazione dei filosofi e al campo disciplinare della filosofia. Solo in quanto sociologo e antropologo si occupa dei suoi antenati filosofi (Pascal, Hume, Kant, Marx, Husserl, Bachelard, Wittgenstein, Austin, Dewey) e dei loro eredi, per trasformarli in oggetti di studio sociologico ed etnologico, come se fossero i cabili, i contadini algerini o i contadini celibi del Béarn, tutti soggetti a cui Bourdieu aveva già dedicato o avrebbe dedicato il suo lavoro di sociologo e antropologo. In realtà egli vuole sottoporre a una critica esplicita il campo degli studi filosofici, così come si presenta alla sua riflessione.

  • Pierre Bourdieu e Roger Chartier, da rappresentanti della sociologia e della storia, si confrontano su come le due discipline cercano di conoscere e comprendere la nostra società. Nell’introduzione francese Chartier richiama le occasioni pubbliche di questo confronto e, durante le conversazioni, si fa spesso riferimento al dibattito scientifico che in Francia ha visto come protagonisti Bourdieu e gli storici. Un test per l’Italia, dove appare debolissimo il dibattito interdisciplinare tra sociologi e storici, nonostante, da un lato, la sociologia esperienziale colga l’attraversamento dei processi storici nelle vite individuali e, dall’altro, la storia sperimenti il rapporto tra macro e micro nell’approccio biografico. Per Bourdieu, «la separazione tra sociologia e storia è disastrosa e totalmente priva di giustificazione epistemologica: ogni sociologia deve essere storica e ogni storia sociologica».

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