<?xml 
version="1.0" encoding="utf-8"?><?xml-stylesheet title="XSL formatting" type="text/xsl" href="https://ragionipratiche.it/spip.php?page=backend.xslt" ?>
<rss version="2.0" 
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
>

<channel xml:lang="it">
	<title>Ragioni Pratiche</title>
	<link>https://www.ragionipratiche.it/</link>
	<description></description>
	<language>it</language>
	<generator>SPIP - www.spip.net</generator>
	<atom:link href="https://ragionipratiche.it/spip.php?id_mot=31&amp;page=backend" rel="self" type="application/rss+xml" />




<item xml:lang="it">
		<title>L'&#8220;autosocioanalisi&#8221; come via d'uscita dalla crisi dei saperi accademici </title>
		<link>https://ragionipratiche.it/L-autosocioanalisi-come-via-d-uscita-dalla-crisi-dei-saperi-accademici</link>
		<guid isPermaLink="true">https://ragionipratiche.it/L-autosocioanalisi-come-via-d-uscita-dalla-crisi-dei-saperi-accademici</guid>
		<dc:date>2014-01-27T11:55:52Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Michele Sisto</dc:creator>


		<dc:subject>Pierre Bourdieu</dc:subject>
		<dc:subject>Campo</dc:subject>
		<dc:subject>Campo letterario</dc:subject>
		<dc:subject>Campo religioso</dc:subject>
		<dc:subject>Michele Sisto</dc:subject>
		<dc:subject>Conferenze</dc:subject>
		<dc:subject>campo accademico</dc:subject>
		<dc:subject>Universit&#224;</dc:subject>
		<dc:subject>Roberto Alciati</dc:subject>
		<dc:subject>Emiliano R. Urciuoli</dc:subject>

		<description>&lt;p&gt;Rispetto agli altri due concetti-chiave della sua sociologia (habitus e capitale), il campo, l'ultimo arrivato, &#232; senz'altro quello che riproduce meglio il significato della massima di Pierre Bourdieu: &#171;il reale &#232; relazionale&#187;. La comparsa del concetto di campo nell'elaborazione teorica bourdieusiana data al 1971, anno di pubblicazione di due saggi sulla genesi e la strutturazione dei sistemi di credenza a partire dalla teoria della religione di Max Weber (ora tradotti in Pierre Bourdieu, &lt;i&gt;Il campo religioso. Con due esercizi&lt;/i&gt;, a cura di R. Alciati, E.R. Urciuoli, Torino, aAccademia University Press, 2012). A quarant'anni da quell'esordio, grazie al sostegno di due recenti progetti di ricerca finanziati dal MIUR, l'uno dedicato alla storia delle religioni nell'antichit&#224; mediterranea (&lt;i&gt;Polarizzazioni e/o coabitazioni religiose nel mondo antico, I-VI secolo d.C.&lt;/i&gt;), l'altro alla ricezione della letteratura tedesca in Italia (&lt;i&gt;Storia e mappe digitali della letteratura tedesca in Italia nel Novecento: editoria, campo letterario, interferenza&lt;/i&gt;), studiosi delle pi&#249; diverse discipline si sono dati appuntamento all'Universit&#224; di Torino per discutere di &#8220;campi&#8221;, di genesi e di logiche, di relazioni e di effetti di &#8220;campo&#8221;, e riflettere sulla funzionalit&#224; analitica di questo specifico strumento concettuale.&lt;/p&gt;

-
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/incontri" rel="directory"&gt;Incontri&lt;/a&gt;

/ 
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Pierre-Bourdieu" rel="tag"&gt;Pierre Bourdieu&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Campo" rel="tag"&gt;Campo&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Campo-letterario" rel="tag"&gt;Campo letterario&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Campo-religioso" rel="tag"&gt;Campo religioso&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Michele-Sisto-31" rel="tag"&gt;Michele Sisto&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Conferenze" rel="tag"&gt;Conferenze&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/campo-accademico" rel="tag"&gt;campo accademico&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Universita" rel="tag"&gt;Universit&#224;&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Roberto-Alciati" rel="tag"&gt;Roberto Alciati&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Emiliano-R-Urciuoli" rel="tag"&gt;Emiliano R. Urciuoli&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Rispetto agli altri due concetti-chiave della sua sociologia (habitus e capitale), il campo, l'ultimo arrivato, &#232; senz'altro quello che riproduce meglio il significato della massima di Pierre Bourdieu: &#171;il reale &#232; relazionale&#187;. La comparsa del concetto di campo nell'elaborazione teorica bourdieusiana data al 1971, anno di pubblicazione di due saggi sulla genesi e la strutturazione dei sistemi di credenza a partire dalla teoria della religione di Max Weber (ora tradotti in Pierre Bourdieu, &lt;i&gt;Il campo religioso. Con due esercizi&lt;/i&gt;, a cura di R. Alciati, E.R. Urciuoli, Torino, aAccademia University Press, 2012). Il risultato pi&#249; compiuto della teoria dei campi si avr&#224; per&#242; solo nel 1992 con &lt;i&gt;Le regole dell'arte&lt;/i&gt; (la cui traduzione italiana, a cura di A. Boschetti ed E. Bottaro, &#232; edita da Il Saggiatore nel 2005): qui l'ambito di applicazione &#232; ci&#242; che Bourdieu definisce il campo letterario, quella particolare arena sociale la cui &#8220;posta in palio&#8221; &#232; il monopolio della legittimit&#224; letteraria, ossia del potere di stabilire chi &#232; autorizzato a definirsi scrittore. In generale, bench&#233; molti siano stati gli oggetti d'indagine della sua ricerca (il sistema scolastico, l'arte, la religione, l'economia, lo Stato, ecc.), religione e letteratura sono probabilmente i due spazi di produzione sociale che il sociologo francese ha privilegiato per testare la tenuta della sua epistemologia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A quarant'anni da quell'esordio, grazie al sostegno di due recenti progetti di ricerca finanziati dal MIUR, l'uno dedicato alla storia delle religioni nell'antichit&#224; mediterranea (&lt;i&gt;Polarizzazioni e/o coabitazioni religiose nel mondo antico, I-VI secolo d.C.&lt;/i&gt;), l'altro alla ricezione della letteratura tedesca in Italia (&lt;i&gt;Storia e mappe digitali della letteratura tedesca in Italia nel Novecento: editoria, campo letterario, interferenza&lt;/i&gt;), studiosi delle pi&#249; diverse discipline si sono dati appuntamento all'Universit&#224; di Torino per discutere di &#8220;campi&#8221;, di genesi e di logiche, di relazioni e di effetti di &#8220;campo&#8221;, e riflettere sulla funzionalit&#224; analitica di questo specifico strumento concettuale. La giustapposizione di casi diversi, pi&#249; o meno contemporanei, ristretti e specialistici, &#232; stata finalizzata a una riflessione pi&#249; generale sulla presunta capacit&#224; generativa dei saperi accademicamente disciplinati. Questo perch&#233; la &#8220;teoria dei campi&#8221; non &#232; solo un metodo di ricerca, bens&#236; l'autentico grimaldello gnoseologico per compiere quell'oggettivazione del soggetto dell'oggettivazione (lo studioso) nella sua situazione conoscitiva (la disciplina, il metodo, ecc.) che consente allo specialista di auto-comprendersi come agente inesorabilmente circoscritto a un campo, quello accademico-scientifico. L'assunzione della postura auto-riflessiva pu&#242; contribuire cos&#236; all'urgente rinnovamento di discipline da tempo in crisi conclamata, come le due di cui si &#232; maggiormente discusso: l'&#8220;italianistica&#8221; e la &#8220;cristianistica&#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Com'&#232; noto, le discipline che studiano la &#8220;letteratura italiana&#8221; si sono costituite durante le lotte risorgimentali per l'unit&#224; nazionale sulla base di criteri di inclusione legati a quell'orizzonte storico (autori che hanno scritto in lingua italiana, vivendo entro i confini territoriali del futuro stato unitario e contribuendo a formare la coscienza civile del paese), a cominciare proprio dalla distinzione fra &#8220;letteratura italiana&#8221; e &#8220;letterature straniere&#8221;. Le integrazioni proposte nel Novecento (autori latini e dialettali, letteratura popolare, autori emigrati e immigrati) non hanno di fatto messo in discussione l'assiologia proposta nel 1870-71 dalla &lt;i&gt;Storia della letteratura italiana&lt;/i&gt; di Francesco De Sanctis. Proprio perch&#233; l'inconscio disciplinare resta strutturato da principi di visione e divisione elaborati in funzione del nation building, tutti i recenti tentativi di inserire la storia della &#8220;letteratura italiana&#8221; in un orizzonte transnazionale si sono rivelati insoddisfacenti, come la recente &lt;i&gt;Storia europea della letteratura italiana&lt;/i&gt; curata da Alberto Asor Rosa (Torino, Einaudi, 2009).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per uscire &lt;i&gt;dall'&lt;i&gt;impasse&lt;/i&gt;&lt;/i&gt; sarebbe certo utile una storia dell'italianistica che ricostruisca la genesi e la riproduzione dei suoi dispositivi disciplinari, nonch&#233; le lotte tra fautori di concezioni alternative di &#8220;letteratura italiana&#8221;: una ricognizione analoga, per intenderci, alla recente &lt;i&gt;Storia della germanistica&lt;/i&gt; di Pier Carlo Bontempelli (Roma, Artemide, 2000). In attesa di uno strumento del genere, tuttavia, il ricercatore pu&#242; (e, a nostro giudizio, deve) interrogarsi nel modo pi&#249; radicale sulla costituzione del proprio oggetto di indagine. Questa impostazione pu&#242; portare a risultati sorprendenti, come ad esempio nel caso delle traduzioni di letteratura straniera in Italia. Qui l'adozione del concetto di campo ha comportato la presa d'atto dell'inadeguatezza ermeneutica del concetto stesso di &#8220;traduzione&#8221;, anche nelle sue pi&#249; recenti e larghe accezioni. Anzich&#233; isolarle come un oggetto a s&#233;, appare infatti pi&#249; produttivo considerare le traduzioni come parte integrante della produzione del campo letterario italiano: a promuoverle sono intellettuali italiani (da Prezzolini a Calasso), attraverso case editrici italiane (da Carabba a E/O) e traduttori legati a gruppi letterari italiani (come Alberto Spaini alla &#171;Voce&#187;), selezionandole e interpretandole sulla base di categorie di classificazione italiane (novecentismo, neorealismo, neoavanguardia) e di conseguenza producendo un vasto corpus di testi in lingua italiana. Questo corpus, che meriterebbe di essere assunto tra gli oggetti d'indagine dell'&#8220;italianistica&#8221;, costituisce l'anello di congiunzione fra la &#8220;letteratura italiana&#8221; e la &lt;i&gt;Weltliteratur&lt;/i&gt; e permette di evidenziare gli stretti legami di interdipendenza tra ci&#242; che solo la &#8220;ragion scolastica&#8221;, con la sua artificiale divisione del lavoro disciplinare, ha separato &#8211; &#8220;letteratura italiana&#8221; vs. &#8220;letterature straniere&#8221; &#8211;, ma che di fatto &#232; parte di un processo di produzione e riproduzione unitario.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ragione scolastica e &lt;i&gt;nation building&lt;/i&gt; sono fattori socio-simbolici collegati anche all'insorgenza &#8220;scientifica&#8221; dei saperi storico-religiosi. Accademicamente disciplinati in &#8220;storia del cristianesimo&#8221; e &#8220;storia delle religioni&#8221;, questi si collocano in un momento fondativo e preliminare alla costruzione delle nazioni e dei nazionalismi europei: la nascita dell'universit&#224; moderna e della moderna filologia. Nel 1810 apre i battenti l'Universit&#224; di Berlino progettata da Wilhelm von Humboldt. Appena due anni dopo si inaugura il Seminario filologico di August B&#246;ckh. Da l&#236; deriva la forma di sapere che ancora oggi costituisce il fondamento delle discipline storico-religiose. Nonostante tutto questo sia noto, solo il concetto di campo consente di valutarne la portata: ci&#242; che infatti &#232; considerato nella prassi disciplinare come naturale e razionale, e quindi misconosciuto nella sua storicit&#224; e arbitrariet&#224;, altro non &#232; che l'insieme delle posizioni, delle opposizioni e delle disposizioni consacrate e inculcate dall'istituzione statuale universitaria, che garantiscono il funzionamento della legge fondamentale del campo, ossia il produrre per riprodursi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per quanto riguarda l'Italia, la disciplina &#8220;storia del cristianesimo&#8221; nasce nel 1873 con l'abolizione delle facolt&#224; teologiche di Stato e cambier&#224; in seguito pi&#249; volte nome (storia del cristianesimo, storia della chiesa, storia delle religioni). Da allora, il dibattito sul suo statuto epistemologico sembra non riuscire a superare il confronto/scontro fra teologia e storia. In particolare, il potenziale scientifico del metodo storico-critico risulta ancora troppo spesso condizionato (e talora compromesso) dal sistematico riconoscimento pratico da parte dello studioso di una &#8220;decisione preliminare&#8221;, teologicamente orientata, sulla selezione degli oggetti di studio, sul vocabolario con cui li si nomina, sulle modalit&#224; con cui si interviene o si omette di intervenire sulle evidenze documentarie (le &#8220;fonti&#8221;). Per emanciparsi dalle sue genetiche ipoteche teologiche, la storia delle discipline storico-religiose deve dunque avviare una seria autoanalisi, sottoponendo a critica radicale quella storiografia del cristianesimo antico che persiste nell'enunciare il suo discorso a partire da una posizione di oggettivo interesse pratico nei confronti dell'esistenza del suo oggetto (il cristianesimo). E lo deve fare sapendo che l'astuzia della ragione di questo indigenismo epistemologico, che &#232; anche la sua formula magica, consiste in quello che Bourdieu ha definito il &#8220;doppio profitto&#8221; della lucidit&#224; scientifica e della lealt&#224; religiosa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In definitiva, la denuncia di questi ordini e delle loro norme, vigenti in ogni spazio regolato di produzione sociale, ha una precisa finalit&#224;: muovere contro la normalizzazione. Come la sovversione &#8220;ereticale&#8221; sfrutta la possibilit&#224; di cambiare il mondo in cui viviamo cambiandone la rappresentazione che contribuisce alla sua realt&#224;, cos&#236; anche la postura eterodossa rispetto ai codici consacrati di una disciplina, del suo modus operandi e del suo nomos, costituisce un attacco alla gerarchia degli oggetti scientifici &#8220;legittimi&#8221; e, al contempo, al modo di descriverli attraverso il linguaggio canonico della sua tradizione. Se c'&#232; un lascito morale dell'insegnamento di Bourdieu, questo &#232; proprio la riflessivit&#224; epistemica, intesa come oggettivazione di noi stessi in quanto agenti nel campo universitario. Ma svegliarsi dal torpore dell'illusio del campo equivale a strapparsi la pelle, e senza pelle si muore. Si muore al mondo sociale, a quello cui si crede di appartenere &lt;i&gt;naturaliter&lt;/i&gt; e di dover difendere &lt;i&gt;fortiter&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da: L'Indice dei libri del mese, gennaio 2014&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
		</content:encoded>


		

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Mutamenti nel campo letterario italiano 1956-1968</title>
		<link>https://ragionipratiche.it/Mutamenti-nel-campo-letterario-italiano-1956-1968</link>
		<guid isPermaLink="true">https://ragionipratiche.it/Mutamenti-nel-campo-letterario-italiano-1956-1968</guid>
		<dc:date>2013-04-07T15:48:07Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Michele Sisto</dc:creator>


		<dc:subject>Bertolt Brecht</dc:subject>
		<dc:subject>Cesare Cases</dc:subject>
		<dc:subject>Enrico Filippini</dc:subject>
		<dc:subject>Franco Fortini</dc:subject>
		<dc:subject>G&#252;nter Grass</dc:subject>
		<dc:subject>Uwe Johnson</dc:subject>
		<dc:subject>Hans Magnus Enzensberger</dc:subject>
		<dc:subject>Peter Weiss</dc:subject>
		<dc:subject>Campo letterario</dc:subject>
		<dc:subject>Gruppo 47</dc:subject>
		<dc:subject>Gruppo 63</dc:subject>
		<dc:subject>Michele Sisto</dc:subject>

		<description>&lt;p&gt;La ricezione italiana di autori come Uwe Johnson, G&#252;nter Grass, H. M. Enzensberger e Peter Weiss negli anni Sessanta passa attraverso il conflitto tra due divergenti visioni della letteratura, di cui sono rispettivamente portatrici le case editrici Einaudi e Feltrinelli. Pur occupando posizioni assai prossime nel campo editoriale e muovendosi entrambe all'interno di un orizzonte culturale marxista, l'Einaudi, fondata nel 1933, subisce la concorrenza della pi&#249; giovane Feltrinelli (1955), che al paradigma della letteratura antifascista e neorealista oppone la sperimentazione avanguardistica del Gruppo 63. Analogamente i germanisti in forza nelle due case, Cesare Cases (classe 1920) ed Enrico Filippini (1934), selezionano all'interno della produzione letteraria di lingua tedesca gli autori e le opere pi&#249; adatte a corroborare le rispettive linee editoriali, ovvero la loro visione del mondo e della letteratura.&lt;/p&gt;

-
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/atti-della-ricerca" rel="directory"&gt;Atti della ricerca&lt;/a&gt;

/ 
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Bertolt-Brecht" rel="tag"&gt;Bertolt Brecht&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Cesare-Cases" rel="tag"&gt;Cesare Cases&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Enrico-Filippini" rel="tag"&gt;Enrico Filippini&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Franco-Fortini" rel="tag"&gt;Franco Fortini&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Gunter-Grass" rel="tag"&gt;G&#252;nter Grass&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Uwe-Johnson" rel="tag"&gt;Uwe Johnson&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Hans-Magnus-Enzensberger" rel="tag"&gt;Hans Magnus Enzensberger&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Peter-Weiss" rel="tag"&gt;Peter Weiss&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Campo-letterario" rel="tag"&gt;Campo letterario&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Gruppo-47" rel="tag"&gt;Gruppo 47&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Gruppo-63" rel="tag"&gt;Gruppo 63&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Michele-Sisto-31" rel="tag"&gt;Michele Sisto&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;div class='spip_document_4 spip_document spip_documents spip_document_image spip_documents_left spip_document_left'&gt;
&lt;figure class=&#034;spip_doc_inner&#034;&gt; &lt;img src='https://ragionipratiche.it/local/cache-vignettes/L210xH313/copertina55-ef524fad-089fa.jpg?1792753770' width='210' height='313' alt='' /&gt;
&lt;/figure&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;1. &#171;Sono i nuovi entranti a creare il movimento&#187;: l'editore Feltrinelli&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gli anni Sessanta sono l'epoca d'oro della letteratura tedesca in Italia. Nel generale riassestamento seguito alla seconda guerra mondiale, che vede la letteratura americana contendere alla francese la posizione dominante nel campo letterario internazionale, anche la letteratura di lingua tedesca vede aprirsi nuovi spazi per rinegoziare la propria posizione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Scomparsi i grandi protagonisti del dopoguerra &#8211; Thomas Mann (1875-1955), Gottfried Benn (1886-1956) e Bertolt Brecht (1898-1956) &#8211; e ricostituita l'autonomia relativa del campo letterario nella Repubblica Federale attraverso l'azione del Gruppo 47, si creano le condizioni per la consacrazione di una nuova leva di autori, tra i quali G&#252;nter Grass (1927), Martin Walser (1927), Hans Magnus Enzensberger (1929), Uwe Johnson (1934). L'anno della svolta &#232; il 1959, quando alla Fiera del libro di Francoforte Il tamburo di latta di Grass e le Congetture su Jakob di Johnson, insieme a Biliardo alle nove e mezzo del pi&#249; anziano Heinrich B&#246;ll, fanno esplodere un caso letterario e politico, affrontando con originali soluzioni di scrittura due temi tab&#249; per la societ&#224; adenaueriana: il rapporto col passato nazista e la divisione delle due Germanie.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Vista dall'Italia, questa nuova letteratura tedesca appare sdoppiata: di alcuni autori, per lo pi&#249; romanzieri come Johnson o Grass, si evidenziano il legame con l'espressionismo e l'opzione per una scrittura &#171;pura&#187;, non sottomessa agli imperativi immediati della politica; di altri, per lo pi&#249; dediti al teatro come Peter Weiss, si percepiscono soprattutto la discendenza da Brecht e lo sforzo di rinnovare la tradizione dell'engagement. &#8220;Avanguardisti&#8221; e &#8220;brechtiani&#8221; li definisce rispettivamente, con la consueta ironia, Cesare Cases nei pareri di lettura che scrive per l'editore Einaudi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da: &lt;a href=&#034;http://www.allegoriaonline.it/index.php/i-numeri-precedenti/allegoria-n55.html&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;Allegoria n. 55&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
		</content:encoded>


		
		<enclosure url="https://ragionipratiche.it/IMG/pdf/sisto-mutamenti_nel_campo_letterario_italiano_allegoria_.pdf" length="152658" type="application/pdf" />
		

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Gli scrittori italiani tra campo letterario e campo cinematografico</title>
		<link>https://ragionipratiche.it/Gli-scrittori-italiani-tra-campo-letterario-e-campo-cinematografico</link>
		<guid isPermaLink="true">https://ragionipratiche.it/Gli-scrittori-italiani-tra-campo-letterario-e-campo-cinematografico</guid>
		<dc:date>2012-05-01T14:27:00Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Michele Sisto</dc:creator>


		<dc:subject>Letteratura</dc:subject>
		<dc:subject>Campo</dc:subject>
		<dc:subject>Fabio Andreazza</dc:subject>
		<dc:subject>Cinema</dc:subject>
		<dc:subject>Michele Sisto</dc:subject>

		<description>&lt;p&gt;Sono opere d'arte, i videogames? Oggi pochi risponderebbero di s&#236;; i pi&#249; troverebbero inopportuno perfino chiederselo, e nel migliore dei casi avanzerebbero riserve e distinguo. &#200; probabile che un giorno leggeremo storie di questa ennesima arte nelle quali Pacman avr&#224; il posto che nei volumi di Gian Piero Brunetta ha &lt;i&gt;La sortie des ouvriers de l'usine Lumi&#232;re&lt;/i&gt;, ma oggi il suo status &#232; ancora incerto. Lo stesso accadeva al cinematografo all'inizio del XX secolo: a lungo, dopo il battesimo parigino del 1895, &#232; considerato un mezzo di intrattenimento, volgare e asservito all'industria, e il suo posto &#232; nelle fiere, accanto al benjaminiano &lt;i&gt;Kaiserpanorama, &lt;/i&gt; al baraccone del tiro al bersaglio e al casotto dell'indovina. Perch&#233; il cinema venga &#8220;identificato&#8221; come arte saranno necessari &#8211; parallelamente alla febbrile attivit&#224; interna al campo cinematografico in via di costituzione ad opera di registi, cineasti, produttori, riviste specializzate, associazioni di cinefili, festival e premi &#8211; almeno tre decenni di trasfusioni di capitale simbolico dall'esterno, da campi dotati di pi&#249; consolidata autonomia e legittimit&#224;, come quello teatrale, musicale o delle arti figurative, nonch&#233; dallo Stato e dalle sue istituzioni.&lt;/p&gt;

-
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/recensioni" rel="directory"&gt;Recensioni&lt;/a&gt;

/ 
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Letteratura" rel="tag"&gt;Letteratura&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Campo" rel="tag"&gt;Campo&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Fabio-Andreazza-5" rel="tag"&gt;Fabio Andreazza&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Cinema" rel="tag"&gt;Cinema&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Michele-Sisto-31" rel="tag"&gt;Michele Sisto&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Sono opere d'arte, i videogames? Oggi pochi risponderebbero di s&#236;; i pi&#249; troverebbero inopportuno perfino chiederselo, e nel migliore dei casi avanzerebbero riserve e distinguo. &#200; probabile che un giorno leggeremo storie di questa ennesima arte nelle quali Pacman avr&#224; il posto che nei volumi di Gian Piero Brunetta ha &lt;i&gt;La sortie des ouvriers de l'usine Lumi&#232;re&lt;/i&gt;, ma oggi il suo status &#232; ancora incerto. Lo stesso accadeva al cinematografo all'inizio del XX secolo: a lungo, dopo il battesimo parigino del 1895, &#232; considerato un mezzo di intrattenimento, volgare e asservito all'industria, e il suo posto &#232; nelle fiere, accanto al benjaminiano &lt;i&gt;Kaiserpanorama, &lt;/i&gt; al baraccone del tiro al bersaglio e al casotto dell'indovina. Perch&#233; il cinema venga &#8220;identificato&#8221; come arte saranno necessari &#8211; parallelamente alla febbrile attivit&#224; interna al campo cinematografico in via di costituzione ad opera di registi, cineasti, produttori, riviste specializzate, associazioni di cinefili, festival e premi &#8211; almeno tre decenni di trasfusioni di capitale simbolico dall'esterno, da campi dotati di pi&#249; consolidata autonomia e legittimit&#224;, come quello teatrale, musicale o delle arti figurative, nonch&#233; dallo Stato e dalle sue istituzioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il volume di Fabio Andreazza ricostruisce il ruolo che in questo processo hanno avuto gli scrittori, un gruppo sociale che all'inizio del Novecento detiene una sorta di monopolio sul discorso estetico. Di qui la particolare rilevanza delle loro prese di posizione, che fin dall'inizio si collocano tra i due estremi del favore disinvoltamente manifestato dal &#171;taumaturgo&#187; D'Annunzio e dell'aperta ostilit&#224; di Croce, il quale si degner&#224; di dir bene del cinema soltanto nel 1948, a giochi ormai fatti. Fino a tutti gli anni Dieci, del resto, la sua diffidenza &#232; largamente maggioritaria: gli entusiasti del cinema sono pochi giovani esponenti di avanguardie letterarie interessate a rompere col passato &#8211; lo scalpitante Papini, i cerebristi Gina e Corra, Anton Giulio Bragaglia e soprattutto Marinetti e i futuristi &#8211;, mentre personaggi influenti e tra loro diversissimi come Verga, Pirandello, Prezzolini, Gobetti e Gramsci sono unanimemente guardinghi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le cose cambiano intorno al 1926, con l'affermarsi di una nuova generazione di letterati (che solo in parte coincide con una nuova generazione anagrafica) disponibile per formazione e per interessi specifici a investire nelle potenzialit&#224; artistiche del nuovo mezzo: i pi&#249; noti sono senz'altro Massimo Bontempelli (che ne scrive su &#171;900&#187;), Giacomo Debenedetti (su &#171;Solaria&#187;), Luigi Pirandello, del quale &#232; ricostruita la &#171;lenta conversione&#187; dalla contrariet&#224; espressa in &lt;i&gt;Si gira&#8230;&lt;/i&gt; all'entusiasmo per una possibile collaborazione con Murnau a un film tratto da &lt;i&gt;Sei personaggi in cerca d'autore&lt;/i&gt;, o Emilio Cecchi, la cui nomina a direttore artistico della Cines nel 1932 segna il punto d'arrivo dell'indagine.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In rapidi, densi paragrafi, in cui si fa un uso accorto e privo di gergalismi dello strumentario sociologico di Pierre Bourdieu, il volume ripercorre le successive tappe di questo mutamento di paradigma senza mai ridurre a formule schematiche quello &#232; che un complesso, e tutt'altro che teleologico, concorso di attori e di fattori. Vi trovano dunque spazio numerose figure di letterati che, proprio per aver investito sulle incerte potenzialit&#224; della nuova arte, non hanno seguito la carriera tipicamente letteraria (quella che garantisce un posto nei manuali di storia della letteratura), svolgendo tuttavia un fondamentale ruolo di mediazione. Ad esempio il fondatore della rivista &#171;Il Convegno&#187;, Enzo Ferrieri, che tra le molte novit&#224; importate dalla Francia e dalle altre capitali della cultura europea introduce in Italia il primo cineclub; o Guglielmo Alberti, il primo a riconoscere in Charles Chaplin un &#8220;autore&#8221; di statura pari a un letterato; o Antonello Gerbi, tra i pi&#249; abili a mobilitare l'allora dominante estetica crociana al fine di &#171;giustificare il cinema come arte&#187;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La storia della legittimazione del cinema come arte si intreccia cos&#236; con quella dell'autonomizzazione del campo letterario, di cui il volume costituisce, seppure da una prospettiva laterale, una delle prime messe a fuoco. Con pochissime eccezioni infatti &#8211; tra cui il saggio di Anna Boschetti &lt;i&gt;La genesi delle poetiche e dei canoni. Esempi italiani (1945-1970)&lt;/i&gt; apparso in &#171;Allegoria&#187;, n. 55, 2007, a cui l'autore opportunamente rinvia &#8211; questo tipo di indagine da noi &#232; appena agli inizi, mentre in Francia e in Germania produce da almeno un decennio risultati tali da rendere pensabile una riscrittura della storia letteraria, finalmente svincolata dalle narrazioni nazionali e che ponga in primo piano le relazioni: tra scrittori, tra le arti, tra diversi paesi. Di quest'impresa, realizzabile solo a patto che una nuova generazione di studiosi vi investa risolutamente, &lt;i&gt;Identificazione di un'arte&lt;/i&gt; potrebbe essere ricordato come uno dei primi passi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da: &#034;L'Indice dei libri del mese&#034;, 27 (2010), n. 5.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
		</content:encoded>


		

	</item>



</channel>

</rss>
