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		<title>Anna Boschetti - Ismes. Du r&#233;alisme au postmodernisme</title>
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		<dc:date>2016-07-20T12:45:45Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Fabio Andreazza</dc:creator>


		<dc:subject>Campo letterario</dc:subject>
		<dc:subject>Filosofia</dc:subject>
		<dc:subject>Campo intellettuale</dc:subject>
		<dc:subject>Universit&#224;</dc:subject>
		<dc:subject>Anna Baldini</dc:subject>

		<description>&lt;p&gt;Cosa accomuna L'Atelier de l'artiste di Courbet e l'introduzione di Spivak alla traduzione inglese di De la grammatologie di Derrida? Le parole e le cose di Foucault, Le Mots di Sartre e le parole in libert&#224; di Marinetti? Nelle storie letterarie, dell'arte o delle idee queste opere sono catalogate come seminali o esemplari di un &#8220;movimento&#8221; artistico o intellettuale &#8211; e, pi&#249; precisamente, dei cinque &#8220;ismi&#8221; cui Anna Boschetti dedica i capitoli del suo ultimo libro: &#8220;realismo&#8221;, &#8220;futurismo&#8221;, &#8220;esistenzialismo&#8221;, &#8220;strutturalismo&#8221; e &#8220;postmodernismo&#8221;.&lt;/p&gt;

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&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Universita" rel="tag"&gt;Universit&#224;&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Anna-Baldini" rel="tag"&gt;Anna Baldini&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;da: Allegoria, n. 71-72, gennaio-dicembre 2015, p. 326.&lt;br class='autobr' /&gt;
&lt;a href=&#034;http://www.allegoriaonline.it/index.php/120-tremila-battute/71/883-anna-boschetti-ismes-du-realisme-au-postmodernisme&#034; class=&#034;spip_url spip_out auto&#034; rel=&#034;nofollow external&#034;&gt;http://www.allegoriaonline.it/index.php/120-tremila-battute/71/883-anna-boschetti-ismes-du-realisme-au-postmodernisme&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Anna Boschetti, &lt;i&gt;Ismes. Du r&#233;alisme au postmodernisme&lt;/i&gt;, CNRS &#201;ditions, Paris 2014.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cosa accomuna &lt;i&gt;L'Atelier de l'artiste&lt;/i&gt; di Courbet e l'introduzione di Spivak alla traduzione inglese di &lt;i&gt;De la grammatologie&lt;/i&gt; di Derrida? &lt;i&gt;Le parole e le cose&lt;/i&gt; di Foucault, &lt;i&gt;Le Mots&lt;/i&gt; di Sartre e le parole in libert&#224; di Marinetti? Nelle storie letterarie, dell'arte o delle idee queste opere sono catalogate come seminali o esemplari di un &#8220;movimento&#8221; artistico o intellettuale &#8211; e, pi&#249; precisamente, dei cinque &#8220;ismi&#8221; cui Anna Boschetti dedica i capitoli del suo ultimo libro: &#8220;realismo&#8221;, &#8220;futurismo&#8221;, &#8220;esistenzialismo&#8221;, &#8220;strutturalismo&#8221; e &#8220;postmodernismo&#8221;. Le virgolette sono dell'autrice, che nei punti decisivi dell'esposizione si serve di questo accorgimento editoriale per invitare il lettore a tener sotto controllo gli automatismi percettivi che si accompagnano al concetto di &#8220;movimento&#8221; intellettuale o artistico. Le istituzioni educative infatti &#8211; dalla scuola con i suoi manuali ai conflitti accademici delle interpretazioni &#8211; tendono a dare un'idea della storia culturale come una successione di &#8220;movimenti&#8221; che nascono, si sviluppano e muoiono, e di cui gli studiosi cercano di individuare la definizione, l'essenza che ne attraversa le diverse fasi. Boschetti mostra invece come ogni &#8220;ismo&#8221; sia un modo per classificare e raggruppare opere dalla genesi spesso irrelata, un'etichetta nata all'interno del conflitto che nei campi culturali oppone gli intellettuali e gli artisti che hanno conquistato posizioni di prestigio a quelli che per soppiantarli rinnovano gli strumenti del lavoro culturale. Intellettuali e artisti in via di affermazione si raggruppano designando un nuovo &#8220;ismo&#8221;, scrivendo manifesti, fondando riviste, ristrutturando i canoni: ma si tratta di alleanze il pi&#249; delle volte momentanee, fondate pi&#249; su rifiuti condivisi che su intenti comuni. Perci&#242; ogni tentativo di definirle in maniera sintetica ed esaustiva (&#8220;il futurismo &#232;&#8230;&#8221;, &#8220;lo strutturalismo &#232;&#8230;&#8221;) non pu&#242; che fallire &#8211; o meglio, fa parte esso stesso del conflitto che anima incessantemente i campi culturali: tra le condizioni che hanno consentito ad alcune di queste etichette di trasformarsi in termini chiave della storia culturale, infatti, c'&#232; proprio il lavoro di cristallizzazione operato dalla critica, dall'accademia e dai &lt;i&gt;media &lt;/i&gt; su termini nati come strumenti di battaglia e oggetti del contendere. &lt;br class='autobr' /&gt;
I cinque &#8220;ismi&#8221; trattati nel libro hanno avuto Parigi come centro propulsore, ma la loro rilevanza si &#232; estesa ben al di l&#224; della cultura francese: come hanno mostrato le pi&#249; recenti ricerche sulla circolazione internazionale delle idee, infatti, fino alla met&#224; del secolo scorso la capitale francese ha funzionato come un &#8220;meridiano di Greenwich&#8221; della cultura mondiale &#8211; &#232; stata cio&#232; il luogo geografico che ha scandito il tempo della modernit&#224; artistica e intellettuale. Per fare soltanto un esempio, il successo internazionale del futurismo non sarebbe stato possibile senza la consacrazione parigina che Marinetti riesce a ottenere grazie al suo precoce inserimento nel campo letterario della capitale francese; e, d'altra parte, proprio la provenienza del fondatore da un contesto provinciale e arretrato come quello italiano ha conferito al futurismo una radicalit&#224; eversiva che ha poi servito da modello funzionale a ogni successiva avanguardia. Nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale Parigi perde la funzione di capitale culturale mondiale, che migra verso il mondo anglofono; Boschetti contribuisce all'analisi di questa trasformazione epocale illustrando come il processo di importazione dello strutturalismo francese nei &lt;i&gt;campus&lt;/i&gt; statunitensi abbia portato all'invenzione della &lt;i&gt;French Theory&lt;/i&gt; e del postmodernismo. &lt;br class='autobr' /&gt;
Quest'ottica transnazionale e interdisciplinare &#232; fondata su un paradigma forte di interpretazione dei fenomeni culturali, derivato dalle &lt;i&gt;Regole dell'arte&lt;/i&gt; di Bourdieu e affinato e arricchito negli ultimi decenni da ricercatori di tutto il mondo. Come altri studi prodotti da questo cantiere di ricerca internazionale, questo libro potr&#224; servire da modello a tutti coloro che si stanno impegnando nel rinnovamento dei modi e delle forme della storiografia letteraria.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
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		<title>&#171;T&#244;rdre le b&#226;ton dans l'autre sens&#187;. Pierre Bourdieu e la sua lettura di Pascal</title>
		<link>https://ragionipratiche.it/Tordre-le-baton-dans-l-autre-sens-Pierre-Bourdieu-e-la-sua-lettura-di-Pascal</link>
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		<dc:date>2013-05-24T12:32:36Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Michele Sisto</dc:creator>


		<dc:subject>Pierre Bourdieu</dc:subject>
		<dc:subject>Sociologia</dc:subject>
		<dc:subject>Pier Carlo Bontempelli</dc:subject>
		<dc:subject>Blaise Pascal</dc:subject>
		<dc:subject>Filosofia</dc:subject>

		<description>&lt;p&gt;Nel suo procedere Bourdieu ha operato spesso con lo scopo esplicito di affermare la propria identit&#224; di sociologo in contrasto esplicito e polemico con la tradizione filosofica di cui pur era figlio. E nella quarta di copertina della sua opera dedicata a Pascal, &lt;em&gt;M&#233;ditations pascaliennes&lt;/em&gt;, si definisce, certo non casualmente, &#171;anthropologue, sociologue, professeur au Coll&#233;ge de France&#187; , negando cos&#236; (o omettendo) la propria appartenenza alla corporazione dei filosofi e al campo disciplinare della filosofia. Solo in quanto sociologo e antropologo si occupa dei suoi antenati filosofi (Pascal, Hume, Kant, Marx, Husserl, Bachelard, Wittgenstein, Austin, Dewey) e dei loro eredi, per trasformarli in oggetti di studio sociologico ed etnologico, come se fossero i cabili, i contadini algerini o i contadini celibi del B&#233;arn, tutti soggetti a cui Bourdieu aveva gi&#224; dedicato o avrebbe dedicato il suo lavoro di sociologo e antropologo. In realt&#224; egli vuole sottoporre a una critica esplicita il campo degli studi filosofici, cos&#236; come si presenta alla sua riflessione.&lt;/p&gt;

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&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Pier-Carlo-Bontempelli" rel="tag"&gt;Pier Carlo Bontempelli&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Blaise-Pascal" rel="tag"&gt;Blaise Pascal&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Filosofia" rel="tag"&gt;Filosofia&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;[da: &lt;i&gt;Il conforto della ragione. Studi in onore di Bernardo Razzotti&lt;/i&gt;, a cura di Elisabetta Fazzini, Andrea Mariani, Giuliana Di Biase, Editrice Itinerari, Lanciano 2010, pp. 159-169.]&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Chi ancor oggi si interroga sulla funzione che Pierre Bourdieu ha avuto nella storia intellettuale del nostro tempo, si trova di fronte alla difficolt&#224; di classificare la sua opera all'interno di coordinate istituzionali che corrispondono alla tradizionale ripartizione delle discipline universitarie. D'altra parte l'impegno teorico di Bourdieu &#232; talmente vasto e transdisciplinare che nei vari ambiti nazionali &#232; stato di volta in volta presentato e rappresentato in forme varie. Proprio per questa sua inclinazione a superare gli ambiti del sapere tradizionalmente consolidati e perpetuati, si &#232; spesso trovato in conflitto con quanti, nei vari campi di forze in cui si articolano, in particolare, le discipline universitarie, di volta in volta intendevano ergersi a difensori dell'ortodossia. Se dovessi riassumere il suo lavoro con una breve formulazione, utilizzerei quanto scritto da Anna Baldini, che ha cos&#236; riassunto la sua principale aspirazione: &#171;costruire una teoria dell'agire sociale che spieghi i meccanismi del comportamento umano in ogni settore della societ&#224;&#187; .&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il progetto ambizioso del sociologo &#232; stato quello di spiegare l'agire umano in campo sociale e, in via subordinata, anche nel campo dell'arte, della letteratura, della filosofia e in tutti gli ambiti relazionali in cui si esplica l'attivit&#224; dell'uomo. Operazione non facile, come si pu&#242; intuire, perch&#233; Bourdieu intende rimettere in discussione tutto quanto viene dato per consolidato e naturale dalle varie discipline e dal loro uso accademico e scolastico. Il suo metodo interroga criticamente il significato vero delle parole e dei concetti, riprendendo spesso termini (e autori) caduti in disuso e riutilizzandoli con un significato diverso da quello &#171;abituale&#187; con un effetto che definirei di straniamento. In altri termini, egli vuole costringere i suoi lettori a riflettere sul significato vero di parole e formazioni linguistiche, &#8220;denaturalizzandole&#8221; e riportandole rigorosamente all'interno dei singoli campi relazionali (politico, religioso, scientifico, filosofico, artistico, letterario, giuridico ecc.) in cui gli scambi linguistici sono prodotti e si realizzano.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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