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		<title>Anna Boschetti - Ismes. Du r&#233;alisme au postmodernisme</title>
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		<dc:date>2016-07-20T12:45:45Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Fabio Andreazza</dc:creator>


		<dc:subject>Campo letterario</dc:subject>
		<dc:subject>Filosofia</dc:subject>
		<dc:subject>Campo intellettuale</dc:subject>
		<dc:subject>Universit&#224;</dc:subject>
		<dc:subject>Anna Baldini</dc:subject>

		<description>&lt;p&gt;Cosa accomuna L'Atelier de l'artiste di Courbet e l'introduzione di Spivak alla traduzione inglese di De la grammatologie di Derrida? Le parole e le cose di Foucault, Le Mots di Sartre e le parole in libert&#224; di Marinetti? Nelle storie letterarie, dell'arte o delle idee queste opere sono catalogate come seminali o esemplari di un &#8220;movimento&#8221; artistico o intellettuale &#8211; e, pi&#249; precisamente, dei cinque &#8220;ismi&#8221; cui Anna Boschetti dedica i capitoli del suo ultimo libro: &#8220;realismo&#8221;, &#8220;futurismo&#8221;, &#8220;esistenzialismo&#8221;, &#8220;strutturalismo&#8221; e &#8220;postmodernismo&#8221;.&lt;/p&gt;

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&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Anna-Baldini" rel="tag"&gt;Anna Baldini&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;da: Allegoria, n. 71-72, gennaio-dicembre 2015, p. 326.&lt;br class='autobr' /&gt;
&lt;a href=&#034;http://www.allegoriaonline.it/index.php/120-tremila-battute/71/883-anna-boschetti-ismes-du-realisme-au-postmodernisme&#034; class=&#034;spip_url spip_out auto&#034; rel=&#034;nofollow external&#034;&gt;http://www.allegoriaonline.it/index.php/120-tremila-battute/71/883-anna-boschetti-ismes-du-realisme-au-postmodernisme&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Anna Boschetti, &lt;i&gt;Ismes. Du r&#233;alisme au postmodernisme&lt;/i&gt;, CNRS &#201;ditions, Paris 2014.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cosa accomuna &lt;i&gt;L'Atelier de l'artiste&lt;/i&gt; di Courbet e l'introduzione di Spivak alla traduzione inglese di &lt;i&gt;De la grammatologie&lt;/i&gt; di Derrida? &lt;i&gt;Le parole e le cose&lt;/i&gt; di Foucault, &lt;i&gt;Le Mots&lt;/i&gt; di Sartre e le parole in libert&#224; di Marinetti? Nelle storie letterarie, dell'arte o delle idee queste opere sono catalogate come seminali o esemplari di un &#8220;movimento&#8221; artistico o intellettuale &#8211; e, pi&#249; precisamente, dei cinque &#8220;ismi&#8221; cui Anna Boschetti dedica i capitoli del suo ultimo libro: &#8220;realismo&#8221;, &#8220;futurismo&#8221;, &#8220;esistenzialismo&#8221;, &#8220;strutturalismo&#8221; e &#8220;postmodernismo&#8221;. Le virgolette sono dell'autrice, che nei punti decisivi dell'esposizione si serve di questo accorgimento editoriale per invitare il lettore a tener sotto controllo gli automatismi percettivi che si accompagnano al concetto di &#8220;movimento&#8221; intellettuale o artistico. Le istituzioni educative infatti &#8211; dalla scuola con i suoi manuali ai conflitti accademici delle interpretazioni &#8211; tendono a dare un'idea della storia culturale come una successione di &#8220;movimenti&#8221; che nascono, si sviluppano e muoiono, e di cui gli studiosi cercano di individuare la definizione, l'essenza che ne attraversa le diverse fasi. Boschetti mostra invece come ogni &#8220;ismo&#8221; sia un modo per classificare e raggruppare opere dalla genesi spesso irrelata, un'etichetta nata all'interno del conflitto che nei campi culturali oppone gli intellettuali e gli artisti che hanno conquistato posizioni di prestigio a quelli che per soppiantarli rinnovano gli strumenti del lavoro culturale. Intellettuali e artisti in via di affermazione si raggruppano designando un nuovo &#8220;ismo&#8221;, scrivendo manifesti, fondando riviste, ristrutturando i canoni: ma si tratta di alleanze il pi&#249; delle volte momentanee, fondate pi&#249; su rifiuti condivisi che su intenti comuni. Perci&#242; ogni tentativo di definirle in maniera sintetica ed esaustiva (&#8220;il futurismo &#232;&#8230;&#8221;, &#8220;lo strutturalismo &#232;&#8230;&#8221;) non pu&#242; che fallire &#8211; o meglio, fa parte esso stesso del conflitto che anima incessantemente i campi culturali: tra le condizioni che hanno consentito ad alcune di queste etichette di trasformarsi in termini chiave della storia culturale, infatti, c'&#232; proprio il lavoro di cristallizzazione operato dalla critica, dall'accademia e dai &lt;i&gt;media &lt;/i&gt; su termini nati come strumenti di battaglia e oggetti del contendere. &lt;br class='autobr' /&gt;
I cinque &#8220;ismi&#8221; trattati nel libro hanno avuto Parigi come centro propulsore, ma la loro rilevanza si &#232; estesa ben al di l&#224; della cultura francese: come hanno mostrato le pi&#249; recenti ricerche sulla circolazione internazionale delle idee, infatti, fino alla met&#224; del secolo scorso la capitale francese ha funzionato come un &#8220;meridiano di Greenwich&#8221; della cultura mondiale &#8211; &#232; stata cio&#232; il luogo geografico che ha scandito il tempo della modernit&#224; artistica e intellettuale. Per fare soltanto un esempio, il successo internazionale del futurismo non sarebbe stato possibile senza la consacrazione parigina che Marinetti riesce a ottenere grazie al suo precoce inserimento nel campo letterario della capitale francese; e, d'altra parte, proprio la provenienza del fondatore da un contesto provinciale e arretrato come quello italiano ha conferito al futurismo una radicalit&#224; eversiva che ha poi servito da modello funzionale a ogni successiva avanguardia. Nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale Parigi perde la funzione di capitale culturale mondiale, che migra verso il mondo anglofono; Boschetti contribuisce all'analisi di questa trasformazione epocale illustrando come il processo di importazione dello strutturalismo francese nei &lt;i&gt;campus&lt;/i&gt; statunitensi abbia portato all'invenzione della &lt;i&gt;French Theory&lt;/i&gt; e del postmodernismo. &lt;br class='autobr' /&gt;
Quest'ottica transnazionale e interdisciplinare &#232; fondata su un paradigma forte di interpretazione dei fenomeni culturali, derivato dalle &lt;i&gt;Regole dell'arte&lt;/i&gt; di Bourdieu e affinato e arricchito negli ultimi decenni da ricercatori di tutto il mondo. Come altri studi prodotti da questo cantiere di ricerca internazionale, questo libro potr&#224; servire da modello a tutti coloro che si stanno impegnando nel rinnovamento dei modi e delle forme della storiografia letteraria.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Un libro da bruciare?</title>
		<link>https://ragionipratiche.it/Un-libro-da-bruciare</link>
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		<dc:date>2013-11-25T09:59:42Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Michele Sisto</dc:creator>


		<dc:subject>campo accademico</dc:subject>
		<dc:subject>Pierre Bourdieu</dc:subject>
		<dc:subject>Campo intellettuale</dc:subject>
		<dc:subject>Universit&#224;</dc:subject>

		<description>&lt;p&gt;[L'incipit di &lt;em&gt;Homo academicus&lt;/em&gt;, Bari, Dedalo, 2013, pp. 35-45.]&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se si prende come oggetto di studio un mondo sociale nel quale si &#232; coinvolti, si &#232; poi obbligati a confrontarsi, in una forma che si pu&#242; definire drammatizzata, con alcuni problemi epistemologici fondamentali, legati alla questione della differenza tra conoscenza pratica e conoscenza scientifica e, nello specifico, alla particolare difficolt&#224; sia di rompere con l'esperienza indigena sia di ricostruire poi la conoscenza che si ha proprio grazie a questa rottura. Si sa bene che ci&#242; che costituisce un ostacolo alla conoscenza scientifica &#232; tanto l'eccesso di prossimit&#224; quanto l'eccesso di distanza, e come sia difficile sanare la rottura e ristabilire questa relazione di prossimit&#224; che, a costo di lavorare a lungo non solo sull'oggetto ma anche sul soggetto della ricerca, consente di integrare tutto ci&#242; che si pu&#242; conoscere in quanto si &#232; dentro e tutto ci&#242; che non si pu&#242; o non si vuole conoscere fintanto che si resta dentro.&lt;/p&gt;

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&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Pierre-Bourdieu-48" rel="tag"&gt;Pierre Bourdieu&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Campo-intellettuale" rel="tag"&gt;Campo intellettuale&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Universita" rel="tag"&gt;Universit&#224;&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;[In &lt;i&gt;Homo academicus&lt;/i&gt;, pubbicato in Francia nel 1984, Pierre Bourdieu applica l'analisi sociologica al mondo a cui egli stesso appartiene, quello degli intellettuali, e in particolare dell'universit&#224;. Rifiutando la polemica &lt;i&gt;ad hominem&lt;/i&gt; tipica della pamphlettistica anti-intellettuale, Bourdieu indaga il mondo accademico come uno spazio di relazioni oggettive, un &#8216;campo' di forze costituito dagli attori e dalle istituzioni che vi agiscono, dei quali &#232; possibile descrivere gli &lt;i&gt;habitus&lt;/i&gt;, le traiettorie, l'&lt;i&gt;illusio&lt;/i&gt; specifica, le poste in gioco. L'universit&#224; viene cos&#236; svelata come un campo di lotte in cui i docenti, differenziati per risorse e caratteristiche sociali, si scontrano per mantenere lo status quo, o per trasformare i rapporti di forza. La traduzione italiana esce in questi giorni per le edizioni Dedalo nella versione di Antonietta De Feo, con prefazione di Mirella Giannini e postfazione di Lo&#239;c Wacquant (collana La scienza nuova, 376 pp.). Ne proponiamo qui l'incipit. M.S.]&lt;/p&gt;
&lt;h2 class=&#034;spip&#034;&gt;Un &#171;libro da bruciare&#187;?&lt;/h2&gt;&lt;blockquote class=&#034;spip&#034;&gt;
&lt;p&gt;E non vogliono che si faccia la storia degli storici. Si dedicano volentieri a trattare molto a fondo l'indefinitezza del dettaglio storico. Ma non vogliono, loro, essere considerati come parte di questa indefinitezza del dettaglio storico. Non vogliono essere parte dell'ordine storico. &#200; come se i medici non volessero ammalarsi e morire. &lt;br class='autobr' /&gt;
C. P&#233;guy, L'argent (suite)&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Se si prende come oggetto di studio un mondo sociale nel quale si &#232; &lt;i&gt;coinvolti&lt;/i&gt;, si &#232; poi obbligati a confrontarsi, in una forma che si pu&#242; definire &lt;i&gt;drammatizzata&lt;/i&gt;, con alcuni problemi epistemologici fondamentali, legati alla questione della differenza tra conoscenza pratica e conoscenza scientifica e, nello specifico, alla particolare difficolt&#224; sia di &lt;i&gt;rompere&lt;/i&gt; con l'esperienza indigena sia di ricostruire poi la conoscenza che si ha proprio grazie a questa rottura. Si sa bene che ci&#242; che costituisce un ostacolo alla conoscenza scientifica &#232; tanto l'eccesso di prossimit&#224; quanto l'eccesso di distanza, e come sia difficile sanare la rottura e ristabilire questa relazione di prossimit&#224; che, a costo di lavorare a lungo non solo sull'oggetto ma anche sul soggetto della ricerca, consente di integrare tutto ci&#242; che si pu&#242; conoscere in quanto si &#232; dentro e tutto ci&#242; che non si pu&#242; o non si vuole conoscere fintanto che si resta dentro. Si conoscono forse meno i problemi che sorgono, soprattutto riguardo alla &lt;i&gt;scrittura&lt;/i&gt;, quando ci si sforza di trasmettere la conoscenza scientifica dell'oggetto, e che sono particolarmente evidenti quando si tratta dell'esemplificazione: una tale strategia retorica, comunemente utilizzata per &#171;far comprendere&#187;, ma che induce il lettore ad attingere dalla sua stessa esperienza &#8211; dunque furtivamente a far ricorso, leggendo, a informazioni incontrollate &#8211; comporta inevitabilmente la riduzione sul piano della conoscenza ordinaria di quelle costruzioni scientifiche che sono state ottenute contro di essa&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb1&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;Ho completamente preso coscienza di questo problema quando alcuni dei miei (&#8230;)&#034; id=&#034;nh1&#034;&gt;1&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;. Basta anche inserire dei nomi propri &#8211; e come rinunciarvi del tutto, visto che si tratta di un universo dove &#232; importante &#171;farsi un nome&#187;? &#8211; per incoraggiare la propensione del lettore a ridurre a individuo concreto, percepito come indifferenziato, l'individuo costruito che, in quanto tale, esiste solo nello spazio teorico in cui si mettono in relazione di identit&#224; e di differenza l'insieme esplicitamente definito delle sue propriet&#224; con tutte le caratteristiche specifiche, definite secondo gli stessi princ&#236;pi, degli altri individui.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma, per quanto ci si possa sforzare al massimo di evitare tutte le allusioni che rischiano di funzionare nella logica ordinaria, quella del pettegolezzo, della maldicenza o della calunnia, o quella del libello e del pamphlet, che se oggi si mascherano facilmente da analisi, non rinunciano a un solo aneddoto, una sola riga, una sola parola solo per il piacere di ferire o di far bella figura, per quanto ci si possa astenere metodicamente, come qui, dal richiamare questioni gi&#224; note a tutti &#8211; come gli evidenti rapporti degli accademici con il giornalismo, senza parlare di quei legami nascosti, familiari o di altro tipo, della cui scoperta gli storici faranno una questione d'onore &#8211; non si sfuggir&#224; comunque al sospetto di fare un'azione di &lt;i&gt;denuncia&lt;/i&gt; di cui il lettore stesso &#232; di fatto responsabile: &#232; lui che, leggendo tra le righe, riempiendo pi&#249; o meno coscientemente i vuoti dell'analisi, o pi&#249; semplicemente pensando, come si dice, &#171;ai fatti suoi&#187;, trasforma il senso e il valore del protocollo dell'indagine scientifica volutamente censurato. Dal momento che non pu&#242; scrivere tutto ci&#242; che sa, comprese le questioni che i lettori pi&#249; desiderosi di denunciare le sue &#171;denunce&#187; spesso conoscono meglio di lui, sebbene su un piano completamente diverso, il sociologo rischia di sembrare arreso alle pi&#249; sperimentate strategie della polemica, dell'insinuazione, dell'allusione, dei mezzi termini, dei sottintesi, tutte procedure che sono particolarmente care alla retorica universitaria. Eppure questa storia senza nomi propri che il sociologo si limita a scrivere non &#232; pi&#249; rappresentativa della verit&#224; storica di quanto lo sia la narrazione aneddotica dei fatti e delle gesta dei singoli agenti, celebri o sconosciuti, alla quale si abbandona cos&#236; facilmente la storia, vecchia o nuova: gli effetti della necessit&#224; strutturale del campo si manifestano solo attraverso legami personali apparentemente accidentali, basati su casualit&#224; socialmente costruite di incontri e di frequentazioni comuni e sull'affinit&#224; di habitus, in termini di simpatia o antipatia. E come non rimpiangere che sia &lt;i&gt;socialmente impossibile&lt;/i&gt; dimostrare e far provare ci&#242; che ritengo essere la vera logica dell'azione storica e la giusta filosofia della storia, utilizzando appieno i vantaggi legati alla relazione d'appartenenza, che consente di combinare l'informazione raccolta attraverso le tecniche oggettive dell'indagine con le intuizioni personali suscitate dalla familiarit&#224;?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cos&#236;, la conoscenza sociologica &#232; sempre suscettibile di essere riportata a una visione primaria quando una lettura &#171;interessata&#187; finisce per concentrarsi sull'aneddoto e sui singoli dettagli e, non essendo fissata in un formalismo astratto, riduce a senso ordinario le parole che la lingua colta e quella ordinaria hanno in comune. Questa lettura quasi inevitabilmente parziale genera una falsa comprensione, fondata sull'incapacit&#224; di riconoscere tutto ci&#242; che si definisce come conoscenza propriamente scientifica, cio&#232; la struttura stessa del sistema esplicativo. Essa disfa quello che la costruzione scientifica aveva fatto, mescolando ci&#242; che era stato separato, ovvero l'individuo costruito (singola persona o istituzione), che non esiste se non all'interno della rete di relazioni elaborate dal lavoro scientifico, e l'individuo empirico, direttamente accessibile all'intuizione ordinaria. Dissolve tutto ci&#242; che distingue l'oggettivazione scientifica tanto dalla conoscenza comune quanto dalla conoscenza semi-colta che, come si pu&#242; ben vedere nella maggior parte dei saggi sugli intellettuali &#8211; pi&#249; mistificati che demistificatori &#8211;, ha quasi sempre per principio quello che si potrebbe chiamare &#171;il punto di vista di Tersite&#187;, il semplice soldato invidioso, in &lt;i&gt;Troilo e Cressida&lt;/i&gt; di Shakespeare, spietato nel diffamare i grandi, oppure, per rimanere pi&#249; vicino alla realt&#224; storica, &#171;il punto di vista di Marat&#187;, di cui si dimentica che fu anche, o prima di tutto, un cattivo fisico&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb2&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;Si veda C. C. Gillispie, Science and Polity in France at the End of the Old (&#8230;)&#034; id=&#034;nh2&#034;&gt;2&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;. Essere poco lucidi comporta il bisogno di &lt;i&gt;ridurre&lt;/i&gt;, un bisogno ispirato dal risentimento, e conduce a una visione ingenuamente finalista della storia che, incapace di andare al principio ultimo delle pratiche, si ferma alla denuncia aneddotica di quelli che appaiono come responsabili e finisce per sovrastimare i presunti autori dei &#171;complotti&#187; denunciati, per farne cinici fautori di ogni spregevole azione e per di pi&#249; farli apparire in tutta la loro grandezza&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb3&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;Tra gli altri, si pu&#242; citare l'ultimo venuto di questo filone, Herv&#233; (&#8230;)&#034; id=&#034;nh3&#034;&gt;3&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Inoltre, quelli che campeggiano al confine tra la conoscenza colta e la conoscenza comune &#8211; saggisti, universitari-giornalisti e giornalisti-universitari &#8211; hanno un interesse vitale a confondere tale confine e a negare o annullare ci&#242; che separa l'analisi scientifica dalle oggettivazioni parziali, attribuendo a singoli individui o a lobby &#8211; come si &#232; visto nel caso del direttore di una trasmissione televisiva letteraria&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb4&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;Il riferimento &#232; a Bernard Pivot, conduttore dello show televisivo (&#8230;)&#034; id=&#034;nh4&#034;&gt;4&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt; o nel caso dei membri dell'&#201;cole des Hautes &#201;tudes legati a &#171;Le Nouvel Observateur&#187; &#8211; gli effetti che coinvolgono in realt&#224; tutta la struttura del campo. Sar&#224; sufficiente che ora si lascino andare a una lettura guidata dalla semplice curiosit&#224;, interpretando esempi e casi particolari secondo la logica del pettegolezzo mondano o del pamphlet letterario, per ridurre la spiegazione sistematica e relazionale, che &#232; propria della scienza, alle procedure pi&#249; ordinarie della polemica riduttiva, &lt;i&gt;la spiegazione ad hoc attraverso argomenti ad hominem&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un primo effetto dell'analisi (che si pu&#242; trovare in Appendice 3) del processo (o della procedura) con cui si raggiunge la notoriet&#224; giornalistica &#232; che viene subito segnalata l'ingenuit&#224; di tutte le denunce personali che, con il pretesto di oggettivare il gioco, vi sono tanto pi&#249; pienamente implicate quanto pi&#249; tentano di mettere le apparenze dell'analisi al servizio degli interessi associati a una posizione in questo stesso gioco. Il funzionamento dell'hit-parade letteraria non lo si deve al singolo agente (nel caso specifico, Bernard Pivot), per quanto possa essere abile e influente, o a una particolare istituzione (trasmissione televisiva, rivista), e neppure all'insieme degli organi giornalistici capaci di esercitare un potere sul campo della produzione culturale, ma all'insieme delle relazioni oggettive che costituiscono questo campo e precisamente quelle che si stabiliscono tra il campo della produzione per i produttori, e il campo della grande produzione. La logica tipica dell'analisi scientifica trascende ampiamente le intenzioni e le volont&#224; individuali e collettive (il complotto) degli agenti pi&#249; lucidi e potenti, quelli indicati dalla ricerca dei &#171;responsabili&#187;. Detto questo, sarebbe del tutto sbagliato trarre da queste analisi un motivo per cancellare qualsiasi responsabilit&#224; individuale nella rete di relazioni oggettive in cui ciascun agente &#232; coinvolto. Contro chi, nell'enunciato delle leggi sociali trasformate in destino vorrebbe trovare l'alibi di una fatalista o cinica rassegnazione, occorre ricordare che la spiegazione scientifica, che fornisce i mezzi per comprendere e perfino giustificare, &#232; anche quella che pu&#242; portare al cambiamento. Una conoscenza matura dei meccanismi che governano il mondo intellettuale (impiego volutamente questo linguaggio ambiguo) non dovrebbe avere per effetto di &#171;liberare l'individuo dal fardello imbarazzante della responsabilit&#224; morale&#187;, come teme Jacques Bouveresse&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb5&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;J. Bouveresse, Le philosophe chez les autophages, &#201;ditions de Minuit, Paris (&#8230;)&#034; id=&#034;nh5&#034;&gt;5&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;. Al contrario, essa dovrebbe insegnargli a situare le sue responsabilit&#224; l&#224; dove si situano realmente le sue libert&#224; e a rifiutare ostinatamente le vigliaccherie e ogni minima rinuncia con cui si finisce per piegarsi alla necessit&#224; sociale, a combattere in se stesso e negli altri l'indifferentismo opportunista o il conformismo disincantato, che accetta di dare al mondo sociale tutto quello che gli chiede, tutte le piccolezze della rassegnata compiacenza e della complicit&#224; sottomessa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&#200; ben noto che i gruppi non amano &#171;chi fa la spia&#187;, forse soprattutto quando la trasgressione o il tradimento pu&#242; dirsi che siano tra i loro pi&#249; alti valori. Gli stessi che non esiterebbero ad acclamare come &#171;coraggioso&#187; o &#171;lucido&#187; il lavoro di oggettivazione quando riferito a gruppi estranei e antagonisti, saranno portati a gettare sospetto sui requisiti di lucidit&#224; di chi pensa di essere in grado di analizzare il proprio gruppo. &lt;i&gt;L'apprendista stregone&lt;/i&gt;, che decide a suo proprio rischio di interessarsi alla stregoneria indigena e ai suoi feticci, invece di andare a cercare in terre lontane le rassicuranti attrazioni di una magia esotica, deve aspettarsi di veder ritorcere contro se stesso la violenza che ha scatenato. Karl Kraus era in una posizione tale da poter formulare la legge secondo cui l'oggettivazione ha tante pi&#249; chance d'essere approvata e celebrata come &#171;coraggiosa&#187; nelle &#171;cerchie familiari&#187; quanto pi&#249; gli oggetti ai quali si applica sono lontani nello spazio sociale; e anzi egli affermava, nell'editoriale del primo numero della sua rivista, &#171;Die Fackel&#187;, che colui che rifiuta il piacere e i facili benef&#236;ci della critica distaccata per indagare l'ambiente immediato &#8211; dove &#232; consigliabile che consideri sacra qualsiasi cosa &#8211; deve aspettarsi i tormenti della &#171;persecuzione soggettiva&#187;. In questo senso potremmo essere tentati di riprendere il titolo &lt;i&gt;Libro da bruciare&lt;/i&gt; che Li Zhi, mandarino rinnegato, dava a quelle opere autodistruttive in cui venivano rivelate le regole del gioco mandarinale. Non per lanciare una sfida a quelli che, sebbene disposti a insorgere contro ogni autodaf&#233;, metterebbero al rogo qualsiasi opera percepita come oltraggio sacrilego contro le proprie credenze&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb6&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;Per una sorta di autodaf&#233; simbolico, con ogni probabilit&#224; non concertato, (&#8230;)&#034; id=&#034;nh6&#034;&gt;6&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;, ma per evidenziare semplicemente la contraddizione che si trova nel divulgare i segreti tribali e che &#232; cos&#236; dolorosa solo perch&#233; la pubblicazione (anche parziale) di ci&#242; che &#232; molto privato &#232; anche una sorta di confessione pubblica&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb7&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;L'interpretazione dei sogni, che Freud considerava la sua opera scientifica (&#8230;)&#034; id=&#034;nh7&#034;&gt;7&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La sociologia concede troppo poco all'illusione perch&#233; il sociologo possa immaginarsi per un solo istante nel ruolo dell'eroe liberatore. Nondimeno, mettendo in atto tutte le acquisizioni scientifiche disponibili per tentare di oggettivare il mondo sociale, lungi dall'esercitare una violenza riduttrice o un imperialismo totalitario &#8211; come a volte succede, in particolare quando la ricerca del sociologo si applica a quelli che vogliono oggettivare senza essere oggettivati &#8211;, egli offre un'occasione di libert&#224;; e pu&#242; almeno sperare che il suo trattato delle passioni accademiche sar&#224; per altri ci&#242; che &#232; stato per lui, uno strumento di socio-analisi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;[da: Pierre Bourdieu, &lt;i&gt;Homo academicus&lt;/i&gt;, Bari, Dedalo, 2013, pp. 35-43]&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;hr /&gt;
		&lt;div class='rss_notes'&gt;&lt;div id=&#034;nb1&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh1&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 1&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;1&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;Ho completamente preso coscienza di questo problema quando alcuni dei miei primi lettori mi chiesero di &#171;fare esempi&#187; in analisi da cui avevo consapevolmente escluso ogni informazione &#171;aneddotica&#187;, anche fra le pi&#249; note negli &#171;ambienti ben informati&#187;, quelle stesse che il giornalismo o la saggistica sensazionalistica intendono rivelare.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div id=&#034;nb2&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh2&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 2&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;2&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;Si veda C. C. Gillispie, &lt;i&gt;Science and Polity in France at the End of the Old Regime&lt;/i&gt;, Princeton University Press, Princeton 1980, pp. 290-330; trad. it. &lt;i&gt;Scienza e potere in Francia alla fine dell'Ancien R&#233;gime&lt;/i&gt;, il Mulino, Bologna 1983.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div id=&#034;nb3&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh3&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 3&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;3&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;Tra gli altri, si pu&#242; citare l'ultimo venuto di questo filone, Herv&#233; Coutau-B&#233;garie, le cui analisi dell'&#201;cole des Annales svelano, con assoluta ingenuit&#224;, la violenza repressa generata dall'esclusione intellettuale e dalla distanza provinciale: &#171;I nuovi storici hanno dunque un &lt;i&gt;progetto coerente&lt;/i&gt; e ideologicamente &lt;i&gt;adatto&lt;/i&gt; al pubblico al quale &#232; destinato [...]. &#200; questa espansione che spiega il successo dei nuovi storici. Inoltre, essi sono partiti alla conquista dell'editoria e dei media prevedendo di ottenere ci&#242; che R&#233;gis Debray ha chiamato &#171;visibilit&#224; sociale&#187;; H. Coutau-B&#233;garie, &lt;i&gt;Le ph&#233;nom&#232;ne nouvelle histoire&lt;/i&gt;, Economica, Paris 1983, pp. 247-248.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div id=&#034;nb4&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh4&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 4&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;4&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;Il riferimento &#232; a Bernard Pivot, conduttore dello show televisivo &lt;i&gt;Apostrophes&lt;/i&gt; dedicato alla letteratura e al dibattito culturale, che fu criticato in una famosa intervista da R&#233;gis Debray, consigliere presidenziale e autore di un libro di denuncia degli intellettuali, &lt;i&gt;Les scribes&lt;/i&gt; [N.d.T.].&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div id=&#034;nb5&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh5&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 5&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;5&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;J. Bouveresse, &lt;i&gt;Le philosophe chez les autophages&lt;/i&gt;, &#201;ditions de Minuit, Paris 1984, p. 93.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div id=&#034;nb6&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh6&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 6&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;6&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;Per una sorta di autodaf&#233; simbolico, con ogni probabilit&#224; non concertato, tutti i giornali viennesi hanno osservato il silenzio pi&#249; assoluto su &#171;Die Fackel&#187;, per tutta la durata della vita di Karl Kraus.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div id=&#034;nb7&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh7&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 7&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;7&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;&lt;i&gt;L'interpretazione dei sogni&lt;/i&gt;, che Freud considerava la sua opera scientifica pi&#249; importante, contiene, sotto la logica manifesta del trattato scientifico, un discorso profondo, in cui Freud, attraverso una serie di sogni personali, intraprende un'analisi dei suoi rapporti, inestricabilmente mescolati, con suo padre, con la politica e con l'universit&#224;. Si veda in particolare C. E. Schorske, &lt;i&gt;Fin de Si&#232;cle Vienna: Politics and Culture&lt;/i&gt;, Knopf, New York 1980, pp. 181-207; trad. it. &lt;i&gt;Vienna fin de si&#232;cle: politica e cultura&lt;/i&gt;, Bompiani, Milano 1981.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
		
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