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		<title>Lavoro flessibile e capitale simbolico</title>
		<link>https://ragionipratiche.it/Lavoro-flessibile-e-capitale-simbolico</link>
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		<dc:date>2015-07-24T07:10:22Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Fabio Andreazza</dc:creator>


		<dc:subject>Pierre Bourdieu</dc:subject>
		<dc:subject>Federico Chicchi</dc:subject>
		<dc:subject>Capitale simbolico</dc:subject>
		<dc:subject>Lavoro</dc:subject>

		<description>&lt;p&gt;La nascita dell'era moderna &#232; coincisa con l'affermarsi della centralit&#224; sociale ed antropologica del lavoro. Questa forma &#8220;speciale&#8221; della pi&#249; ge-nerale attivit&#224; umana ha, infatti, progressivamente acquisito nella defini-zione delle singole esperienze personali, un ruolo sempre pi&#249; rilevante. Da un punto di vista economico, con lo sviluppo della societ&#224; capitalistica, &#232; la crescente razionalizzazione dei processi di produzione e il diffondersi del modello industriale di produzione che caratterizzano le forme sociali del lavoro, forme ambivalenti che permettono da un lato di aumentare pro-gressivamente ed enormemente la capacit&#224; di produzione della ricchezza ma dall'altro generano nuove e rilevanti questioni sociali, come la paupe-rizzazione crescente delle classi subalterne al capitale e l'intensificarsi del-le forme d'alienazione del lavoro.&lt;/p&gt;

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&lt;a href="https://ragionipratiche.it/atti-della-ricerca" rel="directory"&gt;Atti della ricerca&lt;/a&gt;

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&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Pierre-Bourdieu" rel="tag"&gt;Pierre Bourdieu&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Federico-Chicchi" rel="tag"&gt;Federico Chicchi&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Capitale-simbolico" rel="tag"&gt;Capitale simbolico&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://ragionipratiche.it/Lavoro" rel="tag"&gt;Lavoro&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;da: Federico Chicchi, Lavoro e capitale simbolico. Una ricerca empirica sul lavoro operaio nella societ&#224; post-fordista, Milano, Franco Angeli, 2003, pp. 46-71.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;h2 class=&#034;spip&#034;&gt;il lavoro come legame tra individuo e societ&#224;&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;La nascita dell'era moderna &#232; coincisa con l'affermarsi della centralit&#224; sociale ed antropologica del lavoro. Questa forma &#8220;speciale&#8221; della pi&#249; generale &lt;i&gt;attivit&#224;&lt;/i&gt; umana ha, infatti, progressivamente acquisito nella definizione delle singole esperienze personali, un ruolo sempre pi&#249; rilevante. Da un punto di vista economico, con lo sviluppo della societ&#224; capitalistica, &#232; la crescente razionalizzazione dei processi di produzione e il diffondersi del modello industriale di produzione che caratterizzano le forme sociali del lavoro, forme ambivalenti che permettono da un lato di aumentare progressivamente ed enormemente la capacit&#224; di produzione della ricchezza ma dall'altro generano nuove e rilevanti questioni sociali, come la pauperizzazione crescente delle classi subalterne al capitale e l'intensificarsi delle forme d'alienazione del lavoro. &lt;br class='autobr' /&gt;
Sarebbe, per&#242;, sociologicamente inaccettabile interpretare la storia e la natura del lavoro (modernamente inteso) unicamente dal punto di vista della sua capacit&#224; di creare e moltiplicare la ricchezza sociale disponibile. Il lavoro, infatti, non &#232; riducibile alla sua funzione &lt;i&gt;trasformativa&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;valorizzante&lt;/i&gt;, ma rappresenta anche quell'attivit&#224; umana che mette in relazione gli individui per organizzare la necessaria riproduzione materiale della vita sociale e per questo uno spazio centrale di fondazione delle appartenenze e delle gerarchie sociali. Il lavoro, in quanto attivit&#224; di cooperazione tra diversi individui, svolge, infatti, anche la funzione di collegare l'attivit&#224; finalizzata dei singoli a quella dei gruppi e delle comunit&#224; che li comprendono; il lavoro evocando appartenenze sociali intermedie tra l'individuo e lo Stato, tra la sfera privata dell'azione e quella pubblica (Cella, 1997) contribuisce a fondare e modellare i legami tra i diversi attori sociali e tra questi e le istituzioni che sono preposte a governarne i rapporti. Il lavoro permette dunque, di unire, senza assoggettarla, l'esperienza individuale alla pi&#249; ampia dimensione sociale, attribuendo a chi lo esercita riconoscimento e senso d'utilit&#224; sociale. Per dirla con le parole di Yves Barel (1990) il lavoro ha assunto nella societ&#224; industriale il ruolo di &lt;i&gt;grand int&#233;grateur&lt;/i&gt; dei rapporti sociali. &lt;br class='autobr' /&gt;
L'importanza del lavoro s'inscrive quindi indelebilmente nel corpo della modernit&#224; anche perch&#233; in quest'epoca attraverso di esso, si afferma il principio sociale del &lt;i&gt;poter essere altrimenti&lt;/i&gt;. Il senso ultimo della rivoluzione moderna risiede, infatti, nel rifiuto della &#8220;fissit&#224;&#8221; della posizione naturale e sociale intesa come realt&#224; inviolabile ed intoccabile e nella conseguente e necessaria ricerca dell'&lt;i&gt;autonomia&lt;/i&gt; come tensione dialettica tra coscienza privata e sfera pubblica dell'esistenza. Il lavoro &#232; in questo senso, anche uno &#8220;spazio politico&#8221; in cui tale tensione acquista senso e diventa progettabile dal basso. Il sociale nel moderno, allora, assume il &#8220;fare&#8221; e il &#8220;progetto del fare&#8221; per essere altrimenti, come sua attivit&#224; poietica fondante, attivit&#224; che definisce i confini del reale come determinazione dinamica di ci&#242; che &#232; possibile o impossibile. In altre parole con la modernit&#224;, il lavoro, la sua intrinseca potenzialit&#224; trasformativa, diventa l'attivit&#224; che condiziona gli ordini strutturali e simbolici del reale ora &#8220;disincantato&#8221; .&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&#200; all'interno e per mezzo dell'intreccio del possibile e dell'impossibile che la societ&#224; e ogni societ&#224; costituisce il &#8220;reale&#8221; e il suo &#8220;reale&#8221;. La realt&#224; non &#232; soltanto, come si ripete dopo Diltey, &#8220;quel che resiste&#8221;; essa &#232; altrettanto, e indissociabilmente, quel che pu&#242; essere trasformato, quel che permette il fare (e il &lt;i&gt;teuchein&lt;/i&gt;) come far essere l'altro da quel che &#232; o far essere altrimenti ci&#242; che &#232; cos&#236;. La realt&#224; &#232; ci&#242; al cui interno vi &#232; il fattibile e il non fattibile (Castoriadis, 1995, p. 129).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se il lavoro, e le sue tecniche operative sono, nella modernit&#224;, il mezzo sociale del &lt;i&gt;fare&lt;/i&gt; e del &lt;i&gt;trasformare&lt;/i&gt;, diviene immediatamente evidente la sostanziale rilevanza politica dell'ambito sociale che esso racchiude. Le modalit&#224; e la qualit&#224; della partecipazione di una persona all'attivit&#224; lavorativa determinano, infatti, la possibilit&#224; o meno, per quest'ultima, di accedere alle risorse materiali e simboliche utili alla sua validazione sociale: il lavoro d&#224; facolt&#224; di entrare nel &lt;i&gt;circolo del riconoscimento sociale&lt;/i&gt; dove l'attivit&#224; individuale, attraverso la contribuzione alla produzione del benessere collettivo, diviene attivit&#224; pubblicamente riconosciuta come &#8220;utile&#8221;. Il lavoro rappresenta, dunque, il principale canale di fondazione del &lt;i&gt;senso&lt;/i&gt; e del &lt;i&gt;valore&lt;/i&gt; della propria esistenza sociale e, per questo, uno dei principali catalizzatori individuali e collettivi di capitale simbolico (Cfr. Chicchi, 2002). Le modalit&#224; e il grado di riconoscimento ottenibile attraverso tale contribuzione non sono per&#242; automatici e monolitici, essi sono regolati e definiti nelle loro forme simboliche dai rapporti di potere che esistono tra i diversi attori che cooperano e/o confliggono all'interno del mondo produttivo, e quindi dalla loro possibilit&#224; di accedere (o meno) alla definizione degli stessi criteri attraverso cui il &lt;i&gt;riconoscimento&lt;/i&gt; viene &#8220;distribuito&#8221; ed &#8220;attivato&#8221;. Nel proseguo dell'analisi cercheremo allora di comprendere come alla luce delle recenti trasformazioni produttive in senso post-fordista il lavoro si &#8220;riposizioni&#8221; all'interno della societ&#224; contemporanea.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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